Home Anno 19° N° 64 Pag. 3° Novembre 2009 Ada Cortese


Ada Cortese
 CONFERENZE 

LA SOCIETÀ MODERNA E IL MALESSERE DELL'ANIMA.

Intermeeting Lions Clubs Genova.

Genova Villa Spinola 23 Ottobre 2009.

Mi sono sentita immediatamente "a casa" per quello che mi è parso un comune sentire ed un comune "gergo" che mi ha fatto intuire un comune orizzonte entro cui pensiamo reciprocamente la vicenda esistenziale dell'uomo, orizzonte vasto e misterioso che ci impegna esteriormente ed interiormente e per il quale a niente valgono etichette scientiste, psicologiste, sociologiste, confessionali ecc. se non quale misero ed egoico bisogno di controllo. La parola Anima, al di là di tutte queste etichette e costrizioni, si propone bene quale giusto antidoto all'ego e fondamento su cui poggiare le nostre riflessioni. Azzarderei l'idea che se siamo qui stasera a prestarle voce è perché essa si è attivata sicchè mentre noi pensiamo di parlare di lei forse accade proprio il contrario!....

Premessa.
Al fine di migliorare la comprensione verranno solo utilizzati schemi esemplificativi ed estremizzati.
Tratteremo il rapporto tra moderne società e malessere dell'Anima senza però dimenticare che il soggetto non è mai riducibile a mero risultato di varianti sociali, statistiche, ambientali ecc. come correttamente sa suggerire J.Hillman.

Se parliamo di malattie necessariamente parliamo del lato ombroso, del rovescio della nostra società.

Le Ombre della nostra società da un punto di vista psicoanalitico: .
- società come luogo di depressione .
- società come luogo di reificazione narcisistica che sostituisce la relazione umana significativa; - dalla soggettualità crescente del mondo alla oggettualità crescente ovvero dall'idea di rapporto (tra entità appartenenti allo stesso ordine di grandezza) uomo/uomo al non rapporto uomo/cosa o meglio Cosa/uomo.
- società come luogo di pensiero concretistico e nichilista responsabile della produzione dei nuovi sintomi.
- società come luogo di rimozione del dialogo interiore con la propria anima.
- Il soggetto abbandonato a se stesso, senza il sostegno e il riconoscimento identitario che solo l'Altro del discorso può assicurargli, il soggetto, ripeto, senza il Tu oscilla necessariamente tra atteggiamento di arrogante ibrys, ansia e paranoia.

Il disagio dell'Anima ed i suoi nuovi sintomi. .
- ci limiteremo a citarne solo alcuni tra i più frequenti per la loro significativa relazione con i limiti e le deformazioni della nostra società come:
- i disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità grave).
- il panico, spesso associato a diverse forme di fobie.
- la depressione.
- il calo del desiderio.

Il malessere della società .
- perdita di rete sociale per mancanza di rapporti affettivamente significativi (anomia) .
- impoverimento del mondo interiore a causa dello scarso confronto e della scarsa qualità spirituale nel rapporto umano.
- solitudine crescente, lettura involutiva dei propri disagi per assenza di ideali condivisi.
- Atteggiamento autogiudicante e senso di colpa come attivatori delle risposte più antiche e primitive: il magico, il superstizioso, il confessionale conservatore.

Anima.
Prima di tornare alle diverse sintomatologie mi pare essere prioritario concentrarci sul fatto che sia la perdita del rapporto con l'Anima l'origine principale delle nostre angosce e dei nostri malesseri.
Dicevo prima che Anima convoca, chiama, noi rispondiamo. Anima in questo senso è qui archetipo junghiano, espressione e nome di un lato profondo del nostro essere, quello più vitale immediato istintivo e quello più impregnato di significanze simboliche antiche ad un tempo.
Per Jung l'anima è il luogo della ns spinta alla vita e quella che ci aiuta a ben disporci verso il nostro daimon, (di platonica memoria dal mito di Er), quella sorta di compagno alleato interiore che già sa simbolicamente quale sarà la nostra sorte il nostro destino. E destino non vuole dire fatalismo e totale predeterminazione: piuttosto rimanda alle risorse del nostro carattere, alle potenzialità che possiamo spendere in forza delle circostanze che la vita ci offre o ci impone. Necessità è il nome che si può sempre invocare a cose fatte mai prima.

L'area dell'ego ovvero della decisionalità e del controllo.
Nessuno ci manleva dunque dal momento della confusione, del peso della scelta, è questa l'area psichica della volontà e dell'ego: volontà di dire sì o no alla voce del nostro daimon. Più siamo in superficie, storditi dal chiacchiericcio esteriore, più saremo forse poco attenti nella decisione. In ogni caso è questa l'area in cui noi possiamo incorrere nel rischio del delirio di onnipotenza, dove il conflitto, la scelta e la volontà si possono staccare dalla terra interiore, dalla profondità che potrebbe aiutare nel suggerirci la risposta e dove dunque, isolandoci dal resto della nostra complessità psichica ci pensiamo capaci di controllare tutto. Ma se c'è un altro modo per dire la malattia del nostro tempo questo potrebbe essere proprio la malattia dell'unilateralità dell'ego, l'egoriferimento. E, ahimè, vi sono forme di cosiddetta psicologia scientifica che vogliono curare l'ego utilizzando quella stessa logica che gli procura la malattia, lo seducono, lo gonfiano anzichè ridimensionarlo, zittirlo se necessario, per far emergere altro. Nella logica dell'ego più condizionabile dal dettato sociale che tende a personalità standardizzate e formattizzate, che dunque sposa acriticamente il solo pensiero pratico ed efficiente, non v'è spazio per affidamento silenzio e ascolto.
Forse con la psicologia scientifica (verificabilità sperimentale) abbiamo voluto dominare troppo noi stessi, il mistero del mondo e di noi stessi. Collezionando solo sconfitte. Grazie al nostro arrogante e delirante razionalismo. E con questo atteggiamento abbiamo rimosso la potenza interiore e siamo rimasti desolatamente soli in balìa di un gioco perverso che non prevede interferenze e variabili sconosciute.
Noi vogliamo forse tranquillizzarci circoscrivendo i sintomi, che il nostro essere produce, entro dei codici che cerchiamo di controllare e che chiamiamo "scientifici". Ma non penso che l'Anima ci chieda questo: di essere oggetto di una scienza medica. Ci chiede altro. cose che neppure immaginiamo. Siamo noi che ci vogliamo rassicurare rivolgendoci al medico, impasticcandoci, medicalizzando la nostra esistenza in ciò colludendo con gli interessi delle grandi multinazionali farmaceutiche.

Ma noi possiamo delegare al medico il nostro male al fegato, la nostra appendicite, il nostro mal di denti ecc. Però come posso io affidare la mia soggettualità, il senso della mia vita che si esprime anche nei miei malesseri e nei miei disagi, al medico? Perché mi voglio disfare del mio problema delegandolo, cosalizzandolo, mettendolo nelle mani di un altro chiedendo a lui di risolvere e dare risposte?
Non posso farlo! Pena producendo da me medesima in quel preciso gesto il fondamento della mia nevrosi: la patologia non sta nel sintomo che mi convoca e chiede la mia presenza e il senso di responsabilità verso me stessa, e chiede ascolto, e riflessione, il daimon si esprime come può quando noi siamo testardamente voltati dall'altra parte. Il mio essere nevrotico non sta nei segnali che la mia psiche invia a mo' di ribellione e di allertaggio, quanto nel mio delegare rinunciando a reggere e a gestire la dialettica umana del patire/agire.

I nuovi sintomi come critica alla società dell'eccesso e del consumo.
In ogni caso, pur in tutte queste contraddizioni, se volessimo tentare una diagnosi del nostro tempo potremmo concludere che mai esso è stato così pieno di agi, di lavori, di oggetti, di riproduzioni. Eppure l'eccesso paralizza. Come mai ? come si spiega? ....

Proviamo a esaminare la società della sovrabbondanza, dell'eccesso e del tempo "obeso" e a come dalla frustrazione per mancanza del necessario del secolo scorso si sia passati alla attuale frustrazione per eccesso del superfluo. .
Possiamo anche aggiungere che se una volta le malattie dell'anima nascevano dalla frustrazione della mancanza, oggi la cosa apparentemente è rovesciata, l'Anima soffre per l'eccesso in cui la persona vive, per eccesso di tutto però quanto non nutre lei.
Si è perso l'orientamento e il senso. Questo da sempre connesso all'esercizio della funzione autorevole del pensiero, maschile, paterna. .
Se al tempo di Freud il disagio che veniva trattato poteva scaturire dal rapporto con la figura paterna, con la sua severità frustrante, oggi il disagio della civiltà sembra scaturire dall'eccesso di suggerimento al consumo. Ed il correlato mondo simbolico affettivo reale che questo comportamento sociale richiama è il mondo materno nella sua ombra schiacciante quando ritiene di chiudere i propri conflitti esistenziali e le proprie ansie rimovendo le ansie riflesse nei propri figli attraverso il cibo: si chiude la mente e il cuore sotto il peso del nutrimento coatto. Come oche destinate al patè gli esseri umani devono consumare consumare.
Facile notare il richiamo simbolico tra consumo inconsciamente conflittuale di cibo (coazione/ rifiuto) e consumo inconsciamente conflittuale di oggetti, dunque di materia. Notevole che fin qua siano state più le donne a farsi carico di questo tipo di malessere dell'anima (forse proprio perché più dell'uomo esse coincidevano simbolicamente nell'immaginario collettivo con la materia, dunque ancora più acuto l'urlo di sofferenza per la negazione dell'Anima, del soggetto, dello spirito!). Oggi pare dilagare anche tra i maschi e questo può significare che stiamo avvicinandoci a un punto di rottura...dunque a un cambiamento prossimo...E' già salutare almeno pensarlo!

Il senso dei nuovi sintomi.
Certo, noi siamo entro un particolare segmento temporale e cosa sarà domani è mistero. Certo viviamo tempo di cambiamento eonico, epocale, sospesi tra caos e complessità, tra catastrofe e rinnovamento, compressi in nuovi apprendimenti forzati quale precarietà, mobilità, velocizzazione crescente e necessità di apprendere l'incertezza. Certo ...non sappiamo cosa sarà domani ed è bene ricordare la lezione del maestro quando ricorda che "ciò che il bruco chiama tragedia, il maestro chiama farfalla" però la sofferenza, il costo psicologico sono tutti nostri e quindi è giusto tentare umilmente una lettura, un senso evolutivo..arricchente.

Lettura dei nuovi sintomi intesi come ribellione.
mobilitazione e bisogno di trasformazione di cui si fa carico il nostro daimon. I sintomi in esame sono tutti caricature ahimè in carne e ossa dell'Ombra della nostra società (dunque anche di noi stessi). Circa il cibo è chiaro, circa il panico beh è evidente il suo porsi come sarcastica beffa alla nostra sconfinata voglia di controllo (attacca le persone che più hanno responsabilità e stress).
Per quanto riguarda la depressione è notevole come essa attacchi indistintamente tutti i ceti sociali e i più diversi destini: dalle persone di successo cosiddetto alle persone che si percepiscono inadeguate. Quanto al calo del desiderio: non sono ovviamente d'accordo con quella logica che lo legge solo negativamente e che dunque tenta attraverso sessuologi, medici e altro, di ripristinare la situazione precedente. Perché non guardare all'insieme, perché non cogliere la denuncia anche dietro questo sintomo? Nella società più permissiva e libera non accade quanto il buon W. Reich ipotizzava nella sua utopia, accade che semplicemente l'eros, la libido scema. Ma è davvero così assurdo in un mondo che non si cura di educazione sentimentale, affinità elettive, educazione filosofica vivente e spirituale (anzi anche la filosofia adesso scimmiotta la peggio psicoterapia!)? Credo che esso rimandi ad una disponibilità di libido, capace di arricchire la vita interiore e relazionale degli uomini se solo fosse incanalata verso maggiore conoscenza e familiarità con il pensiero vivo che noi siamo! Credo dunque, che continuerà a calare nonostante le grida di preoccupazione degli esperti che propongono esercizi e stimolazioni varie ma che non vanno alla radice, non sentono il grido struggente e disperato dal profondo.

Come avvicinarsi alle realtà archetipiche interiori per attivare il processo trasformativo?
Attraverso l'opera psicoanalitica di riconoscimento degli archetipi in azione: l' Anima, il Daimon filtrati attraverso le categorie del Carattere e del Destino attivando un movimento sinergico in cui tutti cooperano evolutivamente come nel famoso motto "uno per tutti e tutti per uno." Non posso qui dilungarmi nella esposizione di queste fondamentali dinamiche pischiche ma se è vero che la causa più importante a sollevare il sintomo è l'atrofia di consapevolezza del pensiero, dunque la perdita del dialogo interiore, va da sé che per ripristinare un equilibrio salutare sia necessario ripartire da lì dal dialogo e dalla parola perduta.

Considerazioni Conclusive.
La sostanza dell'Anima, come figlia del Senso, cerca e si nutre di parole piene e significanti.
Ne consegue l'importanza della parola nella relazione, intesa come forza ancor prima che come concetto.
A questo punto affiora tutta l'importanza ed il significato della psicoanalisi quale via occidentale al percorso di conoscenza interiore. La partita in gioco, come già detto in altri scritti di questo sito, è, parafrasando Jung, "esistere spiritualmente o non esistere". La stessa psicotizzazione della psiche occidentale urla questa necessità.


Ada Cortese


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