Home Anno 16° N° 58 Pag. 6° Aprile 2007 Roberto Quaglia


Roberto Quaglia
 RACCONTI 

IL FUTURO DELL'IDENTITÀ

Secondo Robert Sheckley, per troppo tempo ormai Roberto Quaglia non è stato famoso. Secondo Ugo Malaguti, è un genio. Roberto Quaglia, ovvero il rappresentante della fantascienza del nostro Paese più famoso all'estero e più sconosciuto in Italia, continua a fare tante domande e a rifiutare tutte le risposte.

Il ricco mondo occidentale è sempre più ricco ogni anno che passa. Anche gli asini ormai sanno che questo è in grossa parte dovuto all'intensivo sfruttamento delle risorse (sia naturali che umane) del Terzo Mondo. Mentre noi ricchi diventiamo quindi sempre più ricchi il resto dell'umanità diventa sempre più povero.

Non è chiaro quanto a lungo questo giochino possa durare, dato che lo scompenso sta diventando sempre più grande e la natura prima o poi riequilibra tutti gli scompensi con l'implacabile processo dell'entropia, spesso passando attraverso la magia delle catastrofi.

Facciamo tuttavia finta che il gioco possa andare avanti abbastanza, e divertiamoci ad immaginare in quale modo ciò potrà influire sui nostri stili di vita e sullo sviluppo delle nostre personalità, o invece no.
La maggior parte degli esseri umani sono stupidi. Questa è una nozione elementare che qualsiasi persona intelligente dovrebbe avere ben presente. Curiosamente, si tratta di una nozione in possesso anche degli stupidi. Qualsiasi stupido si lamenterà infatti sempre della stupidità degli altri, proprio come se egli non fosse stupido. Questo avviene in virtù del fatto che la natura ha inventato i mimi.

Buona parte degli stupidi è perfettamente in grado di mimare l'intelligenza, capacità che può condurre anche a notevoli risultati professionali come una cattedra d'università, un impiego da giornalista o una laurea in medicina. Ma non divaghiamo.

La conclusione che possiamo trarne è che non tutti gli stupidi hanno l'aspetto da stupidi, mentre non tutti gli intelligenti sembrano intelligenti. D'altra parte, prendete un soggetto umano incontrovertibilmente intelligente - un genio, un tizio molto più intelligente di voi - e passatelo al setaccio di un'analisi stringente ed implacabile. State pur certi che a furia di spremere e distillare, distillare e spremere, tolta quella piccola porzione di splendida ed originale genialità che lo distingue, gran parte di ciò che avanza è il solito concentrato frappé di stupidità assortita che avreste potuto estrarre anche da qualsiasi idiota.

Se è quindi vero che molti stupidi si comportano come se fossero intelligenti, è altrettanto vero che tutti gli intelligenti sono intrinsecamente anche stupidi.
Tutto ciò succede perché la natura non è del tutto stupida, e quando ha inventato la stupidità sapeva benissimo a cosa sarebbe servita. La stupidità è infatti il collante principale che tiene unita una società umana. E' la stupidità che rende tutti gli individui, gli intelligenti compresi, fondamentalmente prevedibili.
E la prevedibilità delle azioni di chi faccia parte di una società è un elemento imprescindibile per la tenuta della società stessa. Una società è infatti un ingranaggio complesso, un po' come un'automobile, ma molto di più. Se le parti che compongono l'ingranaggio non fanno tutte fedelmente la loro parte il meccanismo s'inceppa e non funziona più. Potrebbe un'automobile funzionare se il carburatore, tutte le mattine, s'interrogasse sul senso ultimo della propria funzione di carburatore, prima di decidere se mettersi a carburare anche quel giorno oppure no? Se il motorino d'avviamento decidesse che una vita trascorsa con l'unica funzione di accendere un motore più grosso non valga la pena di essere vissuta, e d'un tratto, anziché accendere il motore, si mettesse a comporre poemi? Se lo sterzo per una volta compisse un gesto creativo sterzando in direzione opposta a quella impartita dal volante?

La società umana si regge sul fatto che tutti gli ingranaggi che ne fanno parte siano stupidamente convinti di essere l'attività che svolgono. Questo vale per i netturbini come per gli avvocati, per i macellai come per i politici.
Bene, il procedere del progresso tecnologico, unito al procedere dello sfruttamento del Terzo Mondo, rende nel mondo ricco progressivamente sempre più obsoleti un numero crescente di funzioni (ingranaggi) in passato indispensabili. La produzione di quasi tutto si sta rapidamente spostando nei paesi del Terzo Mondo dove la manodopera costa meno. Si continua a lavorare e produrre anche nei paesi ricchi, ma sempre di più ciò avviene solo per pura coazione a ripetere. Ad esempio, nei paesi ricchi l'industria mineraria e siderurgica lavorano ormai in perdita secca, ovvero rimangono aperte solo per compiacere chi ci lavora dentro. In futuro ciò avverrà verosimilmente anche per tutti gli altri tipi di produzione.
D'altra parte, che senso ha (e avrà) mettere al lavoro un costosissimo operaio occidentale ricco quando c'è il resto del mondo povero che abbonda di gente disposta a fare di tutto per un tozzo di pane? In futuro (se il gioco reggerà), lo schiavismo dislocato (già operante) verrà ulteriormente perfezionato, e tutta la produzione di tutto ciò che serve al mondo ricco si compirà nei paesi poveri (che ovviamente dovranno rimanere poveri per consentire al mondo ricco di rimanere ricco).
Attenzione: questo non è un discorso ideologico (come potrebbe apparire ad alcuni). E' la pura descrizione di una parte di ciò che avverrà nel mondo se il gioco in corso continuerà a reggere, descrizione mondata da qualsiasi giudizio. Come una volta disse Alessandro Testa, il giudizio è la scorreggia del pensiero. E' quindi un gesto da limitare in pubblico, aggiungo io.

Il futuro ideale dei più ottimistici scenari asimoviani (la tecnologia che finalmente libera l'umanità dal lavoro) quindi si compirà per i paesi ricchi, sulle spalle di quelli poveri, i quali d'altra parte erano in linea di massima già poveri prima che il mondo ricco fosse ricco (altrimenti non starebbero al gioco).

Liberatici del fardello del lavoro produttivo, inizieremo allora a smantellare tutti gli altri lavori. Perché mai un ospedale occidentale dovrebbe pagare costosissimi medici occidentali quando potrà disporre in olo-conferenza di abilissimi medici del Terzo Mondo che costeranno un decimo? I nostri tribunali non potranno finalmente accelerare, snellire e rendere più conveniente ed obiettivo il corso della giustizia delegando tutta l'attività processuale a giudici, procuratori, avvocati del Terzo Mondo specializzatisi in diritto penale occidentale?

In breve, la ricca società occidentale potrebbe nei prossimi decenni smantellare gran parte dei propri ingranaggi e sostituirli con più vantaggiosi ingranaggi dislocati nel Terzo Mondo.
Alcune delle funzioni, come il commercio al dettaglio, sono già in estinzione, sostituite dalla grande distribuzione. Altre funzioni verranno soppiantate altrimenti.
I politici del futuro, ad esempio, potranno essere mere rappresentazioni sintetizzate al computer. Dopotutto, chi ha mai visto un Bill Clinton o un Rocco Buttiglione con i propri occhi?
E chi mai ha bisogno di vederli veramente? I politici ormai li si vede solo in televisione, e tra pochi anni i computer saranno perfettamente in grado di costruire con facilità rappresentazioni visive di individui inesistenti perfettamente indistinguibili dagli individui autentici.
E allora, non sarà più conveniente eliminare in toto la classe politica dei paesi ricchi, sostituendola con una vasta ed esaustiva schiera di politici completamente virtuali? Per definizione, un buon politico in una società democratica è semplicemente chi sia al meglio in grado di interpretare il volere della parte di popolazione che lo ha eletto. Ebbene, chi meglio di un politico virtuale garantisce la perfetta adempienza a questa funzione? Internet permetterà infatti a chiunque di interagire con il programma esperto che si celerà dietro alla faccia del politico per il quale si sarà votato, impartendogli tutte le istruzioni desiderate.
Naturalmente, ogni cittadino potrà influire esclusivamente sul politico che avrà votato (anche le votazioni avverranno ovviamente solo via Internet). Il politico virtuale agirà rispettando al meglio il volere della maggioranza di coloro che lo avranno votato, cercando tuttavia di tenere conto anche delle indicazioni della propria minoranza. Cosa mai potrà dire, però, un politico virtuale che non esiste altro che in un computer?
Di norma, i discorsi dei politici sono sempre uguali, nel senso che da che mondo è mondo le ciance che fanno presa sulla gente sono sempre le stesse. Uno specifico programma-tubolario provvederà tuttavia ad assicurare una pseudo-varietà ai discorsi emessi, ed un programma esperto per il rilevamento e l'interpretazione del feedback dei continui sondaggi aggiusterà il tiro, selezionando nel tempo una nuova classe di politici virtuali, costituiti in realtà da una selezione naturale dei migliori sistemi esperti in circolazione. Il politico virtuale sarà incorruttibile, non dilapiderà il denaro pubblico per foraggiare le proprie clientele, in cambio di voti e per l'auto blu e per le altre proprie gratificazioni personali. Inoltre il politico virtuale avrà la faccia, il corpo ed i vestiti che noi sceglieremo per lui (o per lei), un po' come già oggi avviene per alcuni videogiochi, ma con maggiore precisione ed efficacia.

Anche la professione di politico verrà quindi archiviata nella libera e ricca società a venire. Molte altre professioni spariranno analogamente, secondo tempi e modalità imprevedibili oggi.
Quale sarà la conseguenza di tutto ciò per i cittadini dei paesi ricchi?
L'aumento del tempo libero. In effetti, sempre più gente non avrà più bisogno di lavorare, perché la società ricaverà la quasi totalità delle proprie necessità dagli schiavi dislocati nel Terzo Mondo, o da funzioni surrogate dei computer. Questo potrà forse finalmente liberarci dalle briglie e dalle catene dell'identità.
Un'identità stabile è una caratteristica fondamentale in un mondo dove le persone sono ingranaggi utili di una macchina che senza essi s'inceppa. Nel mondo del passato (e per buona parte anche del presente) un chirurgo che al momento buono si dimenticasse di essere un chirurgo per invece credersi un cantautore, ispirerebbe pochissima fiducia nel paziente sotto i suoi ferri. Se il nostro pasticciere di fiducia un mattino si svegliasse salumiere, noi finiremmo a trovarci a mangiare bignè alla salsiccia alla festa del nostro compleanno, o confetti di fegatini di pollo nel giorno del matrimonio. Originale forse, pur tuttavia disgustoso ed inconveniente.
Nel mondo del futuro, pasticciere e salumiere non ci saranno più, sostituiti dall'interazione tra lavoro coatto in remoto e grande distribuzione. Chi vorrà fare il pasticciere lo potrà fare, ma soltanto per hobby. In effetti, qualsiasi lavoro verrà fatto soltanto per hobby, ovvero per il puro piacere di farlo.

Se è vero che raramente un individuo ha più di un mestiere, è anche vero che chi ha tempo libero spesso ha più di un hobby. Attaccato ad ogni proprio hobby c'è di solito un bel pezzo di identità. La nostra identità. Sarà forse anche vero che siamo ciò che mangiamo, ma è infinitamente più vero che siamo ciò che facciamo. Cambiando spesso ciò che faremo, avremo più di un'identità ciascuno.
Avere parecchie identità abbassa il livello della propria stupidità, dato che la funzione della stupidità è intimamente correlata alla necessità di tenere uno incollato alla sua identità (e così ad evitare che anziché esercitare la propria funzione gli venga in mente di fare qualcos'altro).
Nella libera società ricca del futuro, la stupidità umana potrebbe perdere parte delle sue preziose funzioni, sino ad oggi indispensabili, e potrebbe quindi ridursi sensibilmente. In realtà, verrebbe solo trasferita altrove (nel Terzo Mondo), dove sarà necessaria sempre maggiore stupidità per impedire agli schiavi di ribellarsi. In effetti, a ben guardare è un fenomeno in parte già ben visibile oggi, e si chiama brain drain, in Italia noto come la fuga dei cervelli (che non è il titolo di un film).
Il Terzo Mondo perde continuamente tutti i propri cervelli migliori, i quali - proprio perché non sono stupidi - emigrano sistematicamente nei paesi ricchi, soprattutto negli Stati Uniti. Tra l'altro, anche l'Italia patisce di questo fenomeno, nel senso oggi che chi ha un po' di sale in zucca se ne va a studiare altrove, e la ricerca scientifica italiana è notoriamente il fanalino di coda dei paesi più evoluti. Siamo quindi forse l'unica nazione del mondo a calzare altrettanto abilmente i panni di paese ricco e di paese del Terzo Mondo, ma questa è una divagazione poco significativa in questo contesto.

La società ricca del futuro esporterà quindi stupidità importando intelligenza. Un ottimo affare, non c'è che dire. Ci vorrà del tempo per svuotarci di tutta la stupidità stratificatasi in migliaia e migliaia di anni - un po' come svuotare l'oceano con un cucchiaino - ma talvolta mi piace essere stupidamente ottimista e pensare che si possa fare. Anziché un grosso pericolo per il funzionamento di un ingranaggio, l'intelligenza potrà diventare l'indispensabile ingrediente per impedire ad una persona di annoiarsi e suicidarsi. In effetti, si giungerà magari a questo obiettivo attraverso il suicidio di tutti quelli che si annoiano.
Anche qui potremo distinguere tra suicidio reale e virtuale. I suicidi reali si ammazzeranno e basta. Non c'è molto da spiegare. I suicidi virtuali saranno invece coloro che si perderanno per sempre nei meandri allucinatori dei videogiochi pansensoriali del futuro.

La classe dei suicidi virtuali impiegherà forse più tempo a sparire, dato che la morte fisica dei soggetti suicidi segue in genere di parecchi decenni la loro morte mentale. Più che altro si estingueranno nel tempo per mancata riproduzione sessuale. Questa previsione, che può apparire inverosimile, è in realtà già embrionalmente in atto e sotto gli occhi di tutti: nei paesi ricchi aumentano continuamente i suicidi reali e ciò avviene in misura proporzionale alla crescita della ricchezza della nazione (è noto che la floridissima Svezia abbia detenuto per decenni un primato in questo ambito); sull'altro fronte, i ragazzini che abbiano iniziato a bruciare la loro vita mentale nelle playstation e nei videogiochi portatili sono già una marea inarrestabile. Figuriamoci quando i videogiochi saranno pansensoriali ed i giocatori potranno davvero perdercisi dentro, dimenticando completamente che esiste un fuori!
Abbassati considerevolmente i livelli comuni di stupidità (l'eliminazione totale della stupidità umana rimane una fantasia contronatura), collezionare identità potrebbe diventare la Madre di tutti i Passatempi per gli intelligenti residui. Vivere la propria vita assomiglierebbe così davvero di più al gesto di dipingere un quadro che a quello di fare una somma aritmetica.

Scegliere di vivere alcuni anni da barbone, poi qualche anno da artista, quindi aprire un piccolo negozio di bigiotteria vendendo collane ed orecchini di ambra sintetica contenente autentici insetti velenosi (molto in voga tra qualche anno), quindi d'un tratto cambiare vita e diventare un banchiere (ognuno potrà aprirsi la propria banca personale su Internet), poi liquidare tutto ed inaugurare una bisca clandestina (sempre su Internet), fare l'attore o l'attrice di telenovela porno (mestiere prestigioso incoraggiato dalle madri del futuro), vendere gelati, riesumare il mestiere di calzolaio, aprire un istituto benefico per la prevenzione della schizofrenia da videogame, infine al culmine della saggezza tornare a fare i barboni. Insomma, si tratterebbe sempre di una vita alquanto stupida, ma se non altro un po' più varia rispetto al gran piattume dei tempi andati dove si faceva una sola cosa per tutta la propria esistenza.
Tutto ciò nel contesto di una società sempre più ricca e sempre più decadente.
Una gran baldoria di una moltitudine di individui con pochi altri impegni oltre a quello di andare alla ricerca di loro stessi... e trovarne parecchi. Un sorta di nuovo rinascimento - tutto mentale - frutto dell'interazione di milioni di individui non più vincolati alla tradizionale stupidità umana e liberi crescere e maturare tutti insieme o in volontaria solitudine.
Forse addirittura uno splendido canto del cigno per quella in seguito verrà eventualmente ricordata come un'inconsueta bolla di pensiero ed intelligenza nel lungo percorso altrimenti piuttosto sciocco dell'epopea umana. Già, perché al rinascimento mentale si contrapporrà comunque una montante e probabilmente inarrestabile decadenza, che alla lunga prevarrà azzerando i profitti.

Sulla libertà di amare prevarrà la libertà di smettere di amare ed i tassi di natalità scenderanno ad oltranza, sino alla fine della festa. Anche le faccende del sesso verranno delegate al Terzo Mondo e l'unico modo per partecipare sarà quello già in crescita del turismo sessuale, che nei paesi più disinibiti già sta sempre più contagiando pure le donne.
Naturalmente, tutto quanto ho appena azzardato non si avvererà mai.
E' infatti ormai noto e dimostrato che la realtà finisce poi sempre per superare la fantasia. Quindi aspettiamoci un futuro molto più sorprendente di quello che io o chiunque altro possa divertirsi a tratteggiare.
Anche e soprattutto per quello che riguarda le trasformazioni che si compiranno dentro le nostre teste, nei nostri cervelli o in ciò che li sostituirà.


Roberto Quaglia


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