Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Dicembre 1997 Pag. 3 Ada Cortese

Ada Cortese

 RICERCHE 

DAL COMUNICARE AL SENTIRE

Dall'identità particolare all'identità universale

Il laboratorio GEA sta sperimentando attualmente un passaggio assai delicato che potrebbe essere detto come passaggio dalla condizione del "comunicare" alla condizione del "sentire".
Il verbo "comunicare" trova la sua ragione d'essere nelle qualità dell'essere - comuni anche al soggetto umano che è riflessivo individuale (S.R.I.) e distinto dal resto dell'esistente come distanza, spazio, opacità, dualità radicale, ecc.- ed evoca azioni ad esso affini come "penetrare", "violentare", "trasformare" ecc.
L'essere totalmente identificati con la nostra corazza corporea individuale ci porta ad avvertire gli altri come totalmente altri da noi con i quali si può entrare in relazione solo attraverso la comunicazione (dalla considerazione puramente esteriore di tale verbo, ne derivano a grappolo altri dello stesso genere, uno per tutti: il terrificante verbo "chiarire").
Il verbo "sentire", inteso non come mera funzione fisica, quanto come capacità di avvertire l'anima del mondo, o volgarmente dicendo, la capacità empatica di sentirsi "con", trova la sua ragion d'essere nelle qualità dell'essere - comuni anche al soggetto umano superriflessivo (S.S.R.) che non distingue sè dal resto dell'esistente se non per percepirsi quale coscienza e soggettività di tutto l'esistente -, qualità che evocano l'essenza.
Il "sentire" in questo caso allude al superamento della triade nella relazione, triade necessaria nella relazione tra S.R.I. perchè essa sia evolutiva o più semplicemente "sana".
Il "terzo" costituisce, a questo livello coscienziale, l'oggetto della comunicazione, l'intermediario che unisce e separa i due ad un tempo.
Il "sentire" dell'individuo universale è capacità di "sentire" anche l'altro della relazione in se stesso. In ognuno dei due interlocutori, l'uno sente se stesso attraverso entrambi.
E' qualcosa di conosciuto e sperimentato dall'atteggiamento femminile dotato del potere di "pre-veggenza" di "pre-sentimento".
In realtà è il potere dell'essere di sentire se stesso.
Nel sentire dell'Uno le parole sono secondarie, sono come danza, come ricamo come colori in mano ad un pittore, sono manifestazioni di gioia (è della gioia di essere "gratuita") ma non necessità perchè ciò che esse descrivono è già saputo prima del loro suono in chi ascolta ed in chi parla.
Non è cosa originale, è da sempre tra noi. Ma anche il nostro Potere è da sempre con noi, il Regno, è tra noi, Dio è tra noi ma non ce ne siamo mai troppo curati. Chi l'ha per dono e chi per percorso faticoso e spirituale.
E' la stessa unica cosa.
La psicoanalisi è arrivata a scoprire il potere del sentire insieme, facendosi psicoanalisi del gruppo autocentrato, e in un percorso d'evoluzione ha portato il gruppo, molteplicità e universale concreto, a farsi cosciente di sè e a sentirsi in ogni sua cellula.
Nel gruppo GEA non si parte "sentendo" ma comunicando, secondo il modo tradizionalmente psichico del relazionarsi umano.
Inizialmente ha la meglio la parola della coscienza individuale non fosse altro che per farsi veicolo dei messaggi dell'inconscio individuale e di gruppo.
E comunicare, condividere, è la cosa migliore che il "singolo trattante" possa fare per accelerare la conoscenza e il viaggio nei tanti mondi possibili interni ed esterni che i compagni di viaggio e di gruppo incarnano.
Comunicare agli altri, partecipare, condividere ed esplicitare i propri momenti trasformativi senza preoccuparsi se sono nuovi, originali o meno, far circolare dunque il proprio movimento interiore è l'investimento migliore perchè la bontà energetica insita nel movimento trasformativo e il valore di una consapevolezza profonda sono talmente potenti da attivare negli altri - protesi verso la stessa direzione - ulteriore movimento che al singolo ed iniziale "trattante" ritorna con il surplus dell'effetto-gruppo.
Non solo, ma il singolo potrà a volte anche "riposare" (o meglio: non incorrerà in particolari rischi se perderà presenza spirituale) perchè l'energia complessiva, nascente dal movimento interiore collettivo, garantisce il lavoro a favore di tutti, singolo "momentaneamente scarico" compreso.
Il "singolo trattante", quindi, non lavora mai solo per se stesso. Che lo sappia o meno.
Anche questa considerazione è vera sempre: sia nella determinazione del "patrimonio" coscienziale e interiore di ciascuno, che nella determinazione del "patrimonio" sensibile ed esteriore.
Ognuno di noi sa che, lavorando, procaccia per se stesso e immediatamente denaro ma per gli altri produce merci e servizi di ogni tipo.
La differenza tra movimento "invisibile" (dello spirito) e movimento "visibile" (dei corpi) consiste fondamentalmente in questo: che se ci sembra empiricamente verificabile l'interdipendenza tra i singoli momenti del movimento "visibile", lo stesso non possiamo sostenere per il movimento "invisibile" dello spirito.
Subentra allora, ad un certo punto della riflessione psicoanalitica profonda, il concetto di "sincronicità", ad affermare il principio della contemporaneità di eventi "collegati tra loro da nessi acausali".
Ebbene, quando ci si sente "identità dell'uno" diventa superabile lo stesso concetto di "nesso" che rimanda ancora alla visione frammentaria di chi si sente frammento, dunque del S.R.I.
Egli non coglie l'evento Uno perchè semplicemente dal suo punto di visione non lo può vedere.
Ma se ci si arriva non si può parlare di "collegamenti" perchè questi si svelano per quello che sono: l'ignoranza della reale natura dell'evento.
Non ci sono più fenomeni "simili" che i singoli soggetti relazionano gli uni agli altri, ma v'è un solo evento colto da mille occhi che non sanno di appartenere all'unico corpo del mondo.
La sincronicità si svela allora essere questo: un movimento apparentemente miracoloso ma in realtà descrivibile.
Allora si può comprendere bene come la sola analisi individuale - ossia la chiusura ed il personalismo inevitabile - può apparentemente anche produrre buoni risultati ma non libera il S.R.I. dalla strutturale dinamica depressiva-paranoide, dunque dalla solitudine e dalla bellicosità.
Aprirsi alla dimensione concreta dell'universale è l'unica via d'uscita dall'inferno ed è l'unico ingresso per la gioia.
Già nella prima fase del gruppo psicoanalitico GEA, quella del "comunicare" in gruppo - in quanto è presupposto il sentire inconscio - si aprono i canali più sottili della sensazione unica, si apre l'esperienza della contemporaneità.
Non sincronicità perchè non vi sono nessi ma un solo nesso: tra il soggetto-gruppo ed il soggetto-Uno.
Tutti vivono nello stesso tempo la stessa cosa.
Che poi uno l'agisca e l'altro la senta e, per motivi di distanza e di difficoltà linguistiche esteriori, in modo non immediatamente "collegabile" all'agire del primo, poco conta.
Quando il gruppo scopre i "collegamenti" interni alla dinamica dell'Uno prova la Grande Meraviglia.
Non si parla più di collegamenti esterni ma di naturale vita dello Spirito. Da questo momento "sentire" e "vedere" diventano un unico verbo.
V'è un solo Pensante che agisce e patisce: ognuno di noi è una sua sinapsi, è un suo neurone, ed è anche la nuova informazione.
Ognuno di noi è il Pensante.
Il messaggio è uno ed i messaggeri... pure ma sotto l'apparenza della molteplicità.
Miliardi di messaggeri tra i quali v'è chi sa di tutto il Corpo e proprio perchè sa, non potrà mai appropriarsi di niente, messaggio compreso.

Ada Cortese


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