Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Febbraio 1993 Pag. 3° Ada Cortese

Ada Cortese

 TEORIA 
CAMBIARE PER NON MORIRE

Una coscienza individuale "evoluta" convive
con arcaiche dinamiche di branco.

Il Sistema-Uomo è organizzato in modo gerarchico e ridondante; in esso i gruppi di cui si compone si susseguono, gli uni contenenti gli altri, in un continuum che trascende la loro sostanziale frammentarietà. Dai microgruppi familiari alle equipes di lavoro, dai partiti alle nazioni intere, i gruppi si pigiano ed agiscono gli uni sugli altri, si fondono e si contrastano formando il tessuto e la propulsione del Sistema-Uomo nel suo complesso.
A nostro avviso nell’attuale stato evolutivo la capacità riflessiva dell’individuo (l’ultima novità sul piano evolutivo) risulta diluita e si disperde in tale marasma e l’informazione non riesce a percorrere nei due sensi le gerarchie dei gruppi.
Di conseguenza il gruppo non riesce a "vedere" se stesso e finisce per esprimere solo le dinamiche della sua Ombra, il Branco. Cioè le dinamiche di una struttura arcaica funzionale all’organizzazione di individui con un livello di coscienza meno evoluto.
In questo stato gli individui non riescono ad esprimere la loro capacità riflessiva, rinunziano alla democrazia della informazione circolante, divengono preda degli automatismi del branco e dell’arrogante dittatura dei leaders, dei "capobranco".
Questo stato delle cose produce un duplice effetto negativo: 1) da una parte una sorta di schizofrenia comportamentale tra i desideri e i progetti dell’individuo e l’operato del gruppo-branco: l’individuo vuole un ambiente pulito e il gruppo-branco lo rende inquinato e impossibile, l’individuo vuole la pace e il gruppo-branco fa la guerra e così via; 2) e dall’altra parte la completa perdita di efficienza anche negli automatismi di branco, che già si erano mostrati così funzionali alla salvaguardia della specie negli animali quando erano totalmente immersi nella legge della natura e regolati dall’istinto.
Tali automatismi, infatti, risultano ormai inadeguati ed in crisi da che nella psiche umana si è sviluppata quell’area di variazione e di volontà - l’Io - che ha tolto all’uomo, singolo e specie, la peculiarità animale di essere totalmente e, in questo caso, salutarmente guidato dall’inconscio istintuale.
Gli automatismi del branco vengono, per così dire, inquinati dalla coscienza (non "digerita" dal gruppo) ed allora inconscio di branco e coscienza individuale finiscono per diventare, nell’universo umano, una specie di miscela esplosiva, distruttiva.
E ciò è sotto gli occhi di ognuno. Nessun animale fa tanto ricorso a guerre inutili, ad atteggiamenti autodistruttivi quanto l’uomo. Nè credo sia della specie umana una tendenza al suicidio.
Credo che il nostro sia un tempo particolare di tensione e di transizione ove tutto è possibile: - è possibile che la specie si estingua, - è possibile che la specie compia un salto.
Qualsiasi cosa si pensi della coscienza, non dobbiamo credere che con essa l’Essere abbia voluto effettuare un esperimento inutile; essa deve rappresentare quell’incidente o quella conquista evolutiva destinata a contaminare di sè anche l’aspetto psichico "collettivo" del sistema uomo: il gruppo.
Finchè il gruppo non vedrà se stesso non sarà possibile emancipare la nostra specie. L’Ombra collettiva, l’orda, il branco continuerà ad essere allontanato invano e continuerà a ricaderci addosso ciclicamente e a ritmo sempre più incalzante.
Si pensi per esempio al rifiorire dell’intolleranza verso il gruppo diverso, all’antisemitismo (più o meno guidato dall’alto) , ai teppismi "sportivi", ai naziskin, ai par-ticolarismi nazionalistici (seguiti alle più rosee ipotesi di apertura del mondo a se stesso) , alle mafie invincibili, allo strapotere delle multinazionali, ecc.
E, cambiando contesto, rientrando in gruppi più ristretti e definiti (famiglia, amici, gruppi di lavoro ecc.) ciascuno può riflettere agilmente sulla quantità di energia dispersa a causa di dinamiche negative di branco.
Da un lato dunque la coscienza individuale che, ripeto, ha sottratto il Sistema-Uomo all’"Eden" naturale. Dall’altro i rischi della perdizione se la coscienza non procede lungo la sua evoluzione e non avvolga di sè sufficientemente anche il lato gruppale della psiche umana.
Il nostro lavoro a GEA si identifica proprio come una sorta di "laboratorio evolutivo" in cui sperimentare quotidianamente il tentativo di allargare la coscienza individuale al gruppo, sotto osservazione e attraverso i suoi membri costituenti, di modo che il gruppo SAPPIA-DI-SE-STESSO attraverso i suoi partecipanti, sappia delle sue dinamiche regressive ed evolutive, sappia delle sue luci e delle sue ombre.
Raffinare lo spirito delle coscienze individuali attraverso la paziente e alchemica ripetizione dell’esperienza corale verso maggiore coscienza di gruppo, dovrebbe permettere l’ampliamento delle coscienze individuali stesse oltre il blocco a cui spesso esse si trovano oggi costrette e trasformare davvero la coscienza e il pensiero individuale in nuovo organo di senso per la percezione dell’universalità umana concreta: il gruppo inteso come Sè incarnato, come soggetto tendente, al pari di ogni psichismo, alla propria individuazione, ossia a diventare ciò che in potenza è.
A mio avviso l’attenzione al gruppo implicherebbe la trasformazione della coscienza individuale in una sorta di coscienza più universale, più disinteressata, meno egoica epperciostesso più atta a percepire l’Essere nelle sue tante forme.
E ciò non è solo auspicabile ma a mio avviso necessario se l’uomo, in coscienza, vuol proseguire a gareggiare nel divenire evolutivo ed essere l’ultimo staffettista a cui l’evoluzione consegna il testimone.
Non abbiamo tante chances: o diveniamo anche nel nostro lato sociale e così, in virtù di una percezione concreta, ci apriamo all’universale sperimentabile riconoscendo finalmente nella nostra coscienza lo strumento trovato dall’Essere per dire se stesso in questo ciclo cosmico, oppure periremo essendo il nostro sistema psichico sospeso e contraddittorio in se stesso o, addirittura, forse solo distruttivo e incapace di alimentare nuova vita.
L’ESSERE ha avanti a sè l’infinito e l’eternità: se "puntando" sul sistema uomo non avrà vinto granchè farà sempre in tempo a cambiare la puntata ma noi, almeno come custodi della forma umana, saremo, per un principio di sana economia universale, spazzati via.

Ada Cortese


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