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Mario Quaglia Mar 2014
LA MITICA ETA' DELL'ORO

Il Regno delle "Grandi Madri" e delle "Grandi Generatrici"

Andando a ritroso nel tempo e spigolando tra quanto ci è stato tramandato sottoforma di documenti scritti, disegni, sculture, graffiti, racconti, scavi archeologici, miti e leggende, possiamo constatare che, nelle varie epoche che ci hanno preceduto, il mistero della fecondità e della riproduzione ha letteralmente colonizzato l’interesse e la curiosità dei nostri antenati. Non c’è da stupirsi pertanto che, nella speranza di mettere sotto controllo la stessa forza riproduttrice della natura, essi ci abbiano letteralmente sommerso di idoli, culti, e feticci che, più o meno simbolicamente, (e spesso molto poco simbolicamente) a questo mistero alludevano.
Tale interesse si è evoluto nel tempo, trasformandosi continuamente ed adeguandosi di volta in volta ai gusti ed alle preoccupazioni del suo tempo, senza però mai perdere pregnanza e significazione. E ciò è proprio quello che ci appare evidente esaminando la varietà e la contraddittorietà dei segni che ciascuna epoca ci ha tramandato. Anzi, è proprio la varietà di questi segni che ci informa circa l’evoluzione dei gusti, dei tabù e delle “fissazioni” che hanno caratterizzato l'intera storia dell'umanità.
La prima cosa che appare evidente osservando la storia di questi indizi è che, semplificando un po’, le “fissazioni” nelle società preistoriche sembrano essere sostanzialmente diverse rispetto a quelle che hanno ossessionato le civiltà più recenti.
Insomma, negli ultimi cinquemila anni, dall’invenzione della scrittura in poi, i riti scaramantici dedicati alla fertilità, al ritorno della luce e della buona stagione oppure al buon auspicio si sono letteralmente affollati di riferimenti e ostentazioni falliche di tutti i tipi, o comunque di segni e simboli direttamente o indirettamente collegati agli attributi sessuali maschili, mentre nelle ere precedenti, in quelle preistoriche del neolitico e del paleolitico, l’interesse prevalente pare fosse catalizzato dall’organo della riproduzione femminile, dall’immagine delle “Grandi Matriarche”, delle “Grandi Generatrici” e della “Dea Madre”.
I reperti che ci sono pervenuti da queste culture preistoriche non sono moltissimi, essi consistono in svariati graffiti sulle pareti delle caverne, da manufatti in selce e terracotta, da parecchie sculturine di figure femminili particolarmente significative ( le famose "Veneri Steatopige") e, soprattutto, dalle narrazione di coloro che raccontando di quei tempi vagheggiavano di una affascinante, irripetibile e perduta “Età dell’oro”.
Molti sono coloro che si sono occupati di questo mito: dai classici antichi al Tasso ed a Dostoevskij, suggerendo l’ubicazione di questa terra felice in certe “Isole Beate” dell'Atlantico o genericamente nell’Arcadia, in Grecia. Il “posto” viene sempre descritto pieno di prati, fonti, erbette, primavera, cagnolini, greggi miti, api lussuriose, ninfe-satiri-pastori, ghirlande, girotondi, serpenti non velenosi, fiumi di latte, dolci atti lascivi, frutti offerti dalla natura, poppe ignude ecc. Politicamente l’ “Arcadia Bucolica” era sottoposta solo alle regole di qualche dio benevolo (Apollo, Pan, le Muse, Gesù Bambino, Saturno) e regolata, senza pudore, da un unico comandamento: "S'ei piace ei lice".

Uno dei primi a fare cenno a questa mitica “Età dell’oro” è stato il poeta greco Esiodo nel VII secolo a.c., il quale raccontava a questo proposito che prima della nostra si sarebbero succedute in ordine cronologico ben quattro ere diverse: e cioè l’età dell'oro (la più antica), l'età dell'argento, l'età del bronzo (quella dell’Iliade e dell’antico Egitto) e l'età del ferro (dagli Ittiti in poi).
L'“Età dell'oro” è la più antica di queste ere e con questo nome si fa riferimento ad un indefinito ed indefinibile tempo passato caratterizzato da grande prosperità e da assoluta assenza di abusi, ineguaglianze e privilegi. Una specie di società “comunista” perfetta e matriarcale, fondata sull'orgoglio di appartenenza, sull’abnegazione, sulla solidarietà e sull’amore delle “Grandi Madri”.

La mia amica Gina, grande studiosa di queste cose e nel contempo leggermente maschiofoba, mi spiegò che la magia di quel tempo felice fu presto travolta dal nuovo ed emergente maschio-siderurgico-domatore-di-cavalli, il quale presto si impose su quegli ingenui e felici gruppi protorurali imponendo loro il “Nuovo Ordine” fondato sull’amore dei padri, sul rispetto della gerarchia, sull’onore, e sulla prevaricazione. Ciò di fatto sconvolse l’intero sistema rurale, sereno ed un po’ anarchico, organizzato intorno al Matrimonio, inteso come l’insieme dei beni e dei valori custoditi, amministrati e ridistribuiti dalle madri, sostituendolo con i valori del Patrimonio, cioè l’insieme dei beni, delle ricchezze, delle terre e del potere carpito agli altri “con l’arme e con l’arme difeso”.
Non si sa né come né dove questa rivoluzione cominciò, ma di sicuro - continua la mia amica Gina - si sa che ciò avvenne e che da allora l’umanità non ebbe più pace trascinandosi di guerra in guerra e di macello in macello fino ai nostri giorni.
Mentre mi racconta della mitica “Età dell’oro”, alla mia amica Gina si inumidiscono gli occhi e lei aggiunge che, forse, per il bene di tutti sarebbe opportuno che qualche valore di quell’era felice e del perduto matriarcato fosse rispolverato e imposto in qualche modo ai cazzuti vertici dei nostri governi.

Estratto dal pamplet "La lingua è la spada" di Mario Quaglia (2004)

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