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Associazione Gea
Psicologia Analitica e Filosofia Sperimentale
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GeaBlog: Riflessioni e Pensieri in libertà
  dal 41 al 35   
Ada Cortese Giu 2017
La crisi

I bifolchi neri del potere

Il vuoto che da alcuni anni si è scavato nelle nostre menti, sembra aver impregnato il nostro essere di rappresentazioni tragiche e drammatiche: vuoi per lo smascheramento sempre più integrale del nuovo sistema economico che ha colonizzato il mondo, vuoi per le sue conseguenze psicologiche nefaste perché ciò che si lascia percepire non è qualcosa di usuale e che possa rientrare in categorie di pensiero e di analisi granchè acquisite, assodate. L’angoscia del mondo in rovina riempie troppo spesso questo vuoto per alcuni - tra cui me - così tanto ricercato in passato perché esso prometteva una sorta di seconda infanzia, una sorta di dotta ignoranza come la definiva Cusano, o, più semplicemente, come piaceva a me dirla, una ignoranza secondaria!

Questo vuoto oscillante tra il vissuto dell’insostenibile leggerezza dell’essere, quando i desideri e gli obiettivi ed il tempo schiavo (domani sarò più di oggi) svaniscono, e l’horror vacui - dunque mai, stabilizzatosi attorno ad una percezione di yogica serenità (satori, nirvana) – si riempie anche in me da un po’ di tempo delle angosce del mondo.
Qualcosa mi ha portato ad essere un po’ più attenta all’agonia del mondo, ai bifolchi del potere, a fondate e non paranoiche interpretazioni di come pochi e nascosti figuri stiano distruggendo il mondo e gli esseri umani che lo abitano.
La finanza che sostituisce l’economia, dunque la rappresentazione che si sostituisce alla realtà, l’immoralità dunque del gioco d’azzardo (perché altro non è una finanza che rifiuta certe minime regole che impedirebbero la mattanza non solo di piccoli soggetti economici ma addirittura di interi stati) come fondamento della nuova società post-moderna. Se questo è il sistema hard: possibilità di comprare e vendere allo scoperto, possibilità di scommettere contro interi paesi, se questo è il fondamento come possiamo ancora parlare di filosofia, di pensiero libero, dove si trova tutto ciò, dove si è nascosto?
Ho frequentato internet e alcuni libri trasgressivi come Ida Magli e David Icke quel tanto sufficiente a riempire il mio sacro vuoto di rabbia infinita. Sono sempre più convinta che il mondo si stia sgretolando. E ciò forse per sopruso, per eccesso caricaturale dei fondamenti psichici della identità umana di questa Era al tramonto: l’identità del Soggetto Riflessivo Individuale (SRI). Si sta richiamando qui la struttura psichica del soggetto umano individuale capace di riflessività anche introspettiva, capace dunque di riconoscere la sua conoscenza di sé dentro di sé e nel gesto del riconoscimento fornito di soggettualità atta a riconoscere la propria oggettualità (la conoscenza di sé intesa come oggetto sebbene interiore) e capace di riconoscere se stessa come funzione conoscente (soggetto, soggettualità). Il SRI però non sa che gli altri esseri umani sono uguali a lui e così li pone fuori e oggettualizzandoli.

Non mi interessa qui soffermarmi sull’origine di questa identità e se ci sia qualcuno più unilaterale e più egoico, dunque “più SRI” degli altri a velocizzare lo schiacciamento al muro di tale base identitaria e della logica che l’ha sempre sostanziata sostanziando il mondo.
E’ tale la caricatura unilaterale, ombrosa, crudele che avverto fisicamente, è tale la malvagità sovra razionale e sovra umana che non posso solo ipotizzarla. Essa c‘è.
Non mi stupisce razionalmente anche se mi sgomenta e mi deprime affettivamente: in qualche modo già si sapeva, era previsto dallo schema teorico di riferimento che questo momento sarebbe arrivato.

Cosa succederà? Cosa sta succedendo? Gente si suicida, brava gente che lavora, imprenditori, lavoratori ecc. mentre le cosiddette notizie veicolano solo parole magiche non spiegate, ma ripetute ripetute in una autoreferenzialità e in un continuo doppio messaggio che non vuole nemmeno nascondere la finalità che persegue: assenza di vera indagine, di vero messaggio ma solo confusività.
La confusione del linguaggio e nel linguaggio segna la morte dei riferimenti basilari: la perdita del significato comune alle parole comuni che fondano una cultura. Se le parole non significano più nulla le si può azzerare, lasciarle sventolare come carta straccia e agire secondo il proprio potere.

Divario sempre più ampio tra potere e umanità.
Dittatura mondiale e locale sempre più sfacciata: comunicazione, sanità, cultura: tutte colpite! E, come si sa queste tre sono le prime ad essere tranciate nei regimi dittatoriali.
Questa sbornia di sguardo disincantato sul mondo reale o meglio sulla sua crosta forse è stato per me il modo di attraversare l’inferno, il viaggio agli inferi. Riusciremo a ritornare indietro, noi eroi anonimi post-moderni, e magari con un tesoro per gli altri?
Occorre attraversare ossia conoscere cosa stia accadendo per non fare della proprio ricerca interiore e del proprio spirito una arma inconsapevole nelle mani dei bifochi. Occorre sapere che il gioco pseudo democratico e molte idee poco riflettute ma tanto romantiche sono ideologie suggerite per infiltrazioni oculatamente dai bifolchi. Occorre recuperare una libertà verso le filosofie e le visioni politiche perché sapere che sei manipolato e che il grande Fratello ci manovra ti dà grande libertà di testa e di cuore. La via per recuperare libertà non è recedere dal pensare o dal contatto con il sociale: la recuperi, la libertà intendo, mantenendo questo contatto per vedere in entrambi i lati la malattia che è loro specifica e per tenerla lontana da noi che così penseremo davvero con la nostra testa e non in base al terrore indotto.
Il terrore è alla base dei nostri pensieri. Se non c’è è perché siamo ancora troppo inconsci e provincializziamo ancora le nostre paure. Occorre capire che il progetto assolutamente a strati suddivisi e non condivisi dagli stessi partecipanti è programma di totale asservimento umano, progetto di sudditanza.

Così per la confusione che vuole produrre menzogna occorre ricordare che se ci si parla di diritti umani si deve leggere e intendere il contrario come già accade per le operazioni umanitarie che tutti sappiamo sono azioni di guerra. Ecco: è lo stesso criterio che si allarga si spalma su tutta la cultura occidentale.

Se penso ai suicidi degli imprenditori degli ultimi anni, allo stato tassicodipendente (come lo definiva il giornalista Giannino) io penso che essi, i poteri occulti, abbiano davvero potere su di noi soprattutto se davvero noi non vediamo altro che il mondo che loro vogliono farci vedere.
Ma se riuscissimo a immaginare altro? E, visto che questo tempo postmoderno non porta più al gusto dell'investimento esteriore, non sarà che occorrerà investire interiormente nell'anima in forme diverse che in passato per risollevare l'importanza prioritaria della relazione umana e di una coscienza universale?
Il periodo della espiazione del peccato originale, dove la distanza ha permesso la conoscenza e la condanna all’esilio è stata parte fondante, pare essere finito. Ora che tutto il mondo materiale è stato preso, trasformato, violentato, amato, torturato, posseduto, ora forse che l’atteggiamento violento si sa che non porta più a nulla, forse c’è da investire sul piano del salto coscienziale al quale possono essere d'aiuto categorie come “decrescita” e “decostruzione”.

Siamo marcati stretti da una pubblicità a tutto tondo che si preoccupa e si occupa di ogni aspetto della vita: suggerisce gli stili di vita vincenti, la personalità vincente, i valori vincenti, dunque cosa essere e cosa avere. Tutto rinchiuso in una bolla di immaginazione lontana dalla vita reale e concreta delle persone, proprio come lontana, irreale ma, in questo caso, inimmaginabile, “puro Verbo” (spending rewiew, spread, pil ecc.) viene presentata la bolla speculativa ed in genere il mercato.

Il mercato, nuovo Dio di cui non ci si può fare immagini scolpite! Infatti il mercato è intangibile, irrappresentabile, inavvicinabile, infallibile, indiscutibile come il Dio del Vecchio Testamento che non ammette dialogo, che non ammette disobbedienze, solo sudditi.
Se in altri contesti quel biblico “Non vi farete immagini scolpite” poteva suggerire l’importanza di restare liberi all’accoglienza di ogni diversità dell’umano vivere e convivere, e ancora di più si faceva garante contro ogni fondamentalismo psichico prima e culturale poi, nel contesto economico che ci riguarda e che sempre più manifesta il suo progetto planetario, si coglie esattamente il contrario: nessuna immagine significa nessuna memoria di pensiero forte, nessun passato personale ed etnico, nessuna spinta alla soggettualizzazione, nessuna spinta dunque alla varietà individuale e di etnia ma tutto uguale, omologato, globale!
Si fa della unicità di modello, dell’uguaglianza di vivere la grande menzogna e si consuma la serialità delle vite e delle culture come il tanto atteso tempo della libertà.
E’ incredibile come vengano contrabbandate per valori da sempre riconosciuti tali le cosiddette conquiste verso il villaggio globale e che nel loro nome, libertà, fraternità, uguaglianza (a questo punto mi chiedo se lo siano mai potuti essere?), si stia affermando una strutturazione del mondo piramidale che sta sottraendo agli esseri umani la base della loro identità: la dignità del lavoro come strumento per trasformare il mondo.
Mi pare che a nessuno più, tra quelli che detengono il potere (e non per chiamata democratica), importi del mondo materiale ed umano, a nessuno dei bifolchi del potere importa di preservare un mondo per i propri figli, nemmeno per i loro propri figli. Chissà, forse siamo in mani aliene e non lo sappiamo!!! Come è possibile che esemplari appartenenti al genere umano perseguano massicci piani di annientamento di risorse che li coinvolgerà inevitabilmente, come è possibile tale follia?

Io non capisco a meno di non immaginare il potere e il rapporto psichico soggetto-oggetto, ovvero il sistema del SRI giunto davvero a capolinea e siccome non più funzionale, è diventato abnorme, è diventato l’espressione della distruttività tout-court che deve suggerire agli umani la nuova possibile condizione psichica: il SSR, ovvero il Soggetto Super Riflessivo. Saremmo sì tutti Uno ma nella dimensione opposta al SRI, in quella davvero universale.

E come per il singolo individuo, il quale non cambia la sua psicologia se proprio non vi è costretto e deve giungere al superamento della soglia della sofferenza, così potrebbe essere per il Soggetto Umanità: solo riflettendosi in una deformata, insopportabile crudele immagine di se stessa, potrebbe compiere il salto evolutivo, solo soffrendo di quel potere, di quel sopruso, di quella condizione di schiavitù a cui il suo funzionamento psichico di SRI la inchioda, essa può lasciarselo davvero alle sue spalle!

Se seguo queste libere associazioni allora tutto rientra in quel quadro teorico di cui già l’umanità dispone da che S. Montefoschi lo ha disegnato e ne ha argomentato la necessità. Allora anche l’orrore di questi tempi, reso nella forma più dura, più hard, laddove l’Uomo non può non registrare perché ha a che fare con il lato che fin qui lo ha meglio identificato al mondo e a se stesso, il lavoro, come pane e come spirito, allora dicevo, anche questa angoscia può essere assimilabile all’angoscia individuale che si prova quando la propria Ombra non sta più dietro, invisibile, ma ti si pone e ti si impone avanti.
Potrebbe accadere che questo tempo duro alluda a qualcosa di buono, non solo perché, come molti avvertono, riessenzializza i rapporti e la vita, sottrae al consumo commerciale, ecc. Ma forse e soprattutto perché “macina” la psiche collettiva, la libera dall’attaccamento agli archetipi del potere, simboli di identità fasulle di successo, di managment, di carriere di amministratori delegati, di politici furfanti ecc. forse la nutre di ciò che anche per la coscienza è da tempi remoti intuibile, verbalizzabile, ma che mai ha potuto diventare vera sua nuova essenza e forse corrisponde a ciò che abbiamo chiamato, evocandolo, il SSR.

Quando parlo dei bifolchi del potere e del funzionamento al massimo che in essi può realizzare il modello del SRI, non intendo né negare la maggiore responsabilità di alcuni su altri anche lungo più generazioni, né sottrarre alla responsabilità della collusione dei più con i sunnominati “bifolchi”: insomma chi di noi non ha comunque giocato al denaro facile accettando investimenti in borsa? Non voglio demonizzare nessuno, voglio solo sottolineare che se una cosa è vera lo è fino in fondo: siamo stati tentati e abbiamo ceduto al gioco che sembrava facile ma la cui logica è la madre di tante vite disperate e di tanti suicidi. L’abbiamo fatto una volta sola? Più volte? Cosa conta? Quella logica ha ricevuto la nostra approvazione e mentre ci regalava un po’ di soldi senza alcuna fatica, si comprava la nostra anima. Sì perchè il male è sempre così, banale, ordinario, mai radicale, come ben sottolinea la Harendt, semplicemente perchè è trionfo dell'interesse particolare. E ci compra ci seduce proprio illudendoci che in fondo “il mio male è solo il mio, così intimo, nascosto, anonimo, limitato. Che vuoi che faccia al mondo?”.

La cosiddetta crisi economica e le sue bolle speculative in cui le persone si sono perse a volte usufruendone, a volte predicando e pontificando contro, sta mostrando il rovescio dell’apparenza esibita nelle pubblicità, essa sta veicolando la povertà di anima e la desolazione anomica a cui è stata consegnata l’umanità.
Non me la sento di far ricadere tutta la responsabilità sulle spalle di agenti finanziari e manager bancari che hanno raccontato frottole e hanno ingannato e hanno frodato, tutto vero. Ma non basta! In analisi come nella vita occorre saper accogliere l’Ombra, il proprio “peccato”, il proprio limite. La devastazione spesso produce novità, rinascita, trasformazione. Reggere la mancanza, l’insoddisfazione delle proprie aspettative, cogliere il valore della frustrazione è momento cruciale ed esperienza spirituale di supremo valore che ne venga o meno una novità.


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Estratto intervista su Rai 3

Alejandro Jodorowsky a Gea

1992 "Inaugurazione di Gea"

2011 "Sulla Terza Età"