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  dal 33 al 27   
Ada Cortese Gen 2016
ANGELI E DEMONI NELLE SCRITTURE RIVELATE

Evocazioni simboliche ed affascinanti scenari nelle tradizioni religiose monoteiste.

Nella tradizione, le "Scritture" e le fedi religiose suggeriscono che ogni indicazione rispetto alla distinzione tra l'alto e il basso, tra il cielo e la terra, e così via, avviene per il tramite di un angelo, di un intermediario, di un veicolatore delle energie superiori verso il mondo fenomenico.
Questo pare essere il sostanziale senso della credenza degli angeli.
Non a caso nelle nostre tradizioni popolari è onnipresente la memoria di questa figura: l'angelo custode ne è un tipico esempio ed egli è inteso come presenza protettrice e con comportamenti spesso vicini alla nostra comprensione.
Cercheremo in questo contesto di occuparci dell'angelo come elemento cosmogonico, come intermediario simbolico della creazione senza dimenticare peraltro quell'aspetto dell'angelo che – come venne rappresentato da Wim Wenders – si mostra più "antropomorfo", arrivando, per esempio, sulla terra e diventando un guardiano, un osservatore.
Wenders, che girò due bellissimi film sul tema decenni fa: “Il cielo sopra Berlino” e “Così vicino, così lontano”, riesce a coglierli nella realtà quotidiana, sotto un aspetto profondamente umano.
Nella filmografia degli Stati Uniti invece ("La vita è meravigliosa", "Il Paradiso può attendere", "Always" ecc.) la cosiddetta riapparizione degli Angeli è interpretata prevalentemente come indicativa di un allargamento della coscienza umana alla percezione di questi “esseri“ trascendenti.
Questi sono solo alcuni esempi che mostrano quanto "l'Angelologia", nata nella tradizione, goda ancora (e nonostante tutto) di grande interesse popolare dimostrandosi non solo di attualità ma addirittura in continua espansione.

Tornando alle Scritture, citiamo dal Corano e dalla sura del destino (Ibn Ishaq-Ibn Hisam, Sira - La vita - modello del Profeta)
“Nel nome di dio, clemente e misericordioso, in verità lo rivelammo nella notte del destino. Ma cosa è mai la notte del destino? La notte del destino è più bella di mille mesi! In quella notte discendono gli angeli e lo spirito col permesso di dio a fissare ogni cosa. Notte di pace fino allo spuntar dell'aurora.”
“Dormivo quando Gabriele mi portò un panno di seta coperto di lettere e mi disse : -Leggi!-. Risposi ; che devo leggere? Allora mi strinse nel panno in modo tale che credetti morire. Poi mi lasciò libero e mi disse ancora: - Leggi!-
La scena si ripetè tre volte. Alla fine domandai che cosa dovessi leggere per timore che mi trattasse ancora come aveva fatto ed egli disse : -Leggi! In nome del tuo signore che ha creato l'uomo, ha creato l'uomo da un grumo di sangue, leggi! Che il tuo signore è il generosissimo. Colui che ha insegnato l'uso del calamo, ha insegnato all'uomo ciò che non sapeva - [sura XCVI]. Così io lessi e Gabriele mi lasciò.
Mi svegliai ed era come se quelle parole mi si fossero impresse nel cuore.
Uscì dalla caverna e mentre stavo ritto sul monte, udì una voce dal cielo che chiamava “Mohammed tu sei l'inviato da dio ed io sono Gabriele.
Alzai il capo per vedere chi mi parlava e vidi Gabriele in figura di un uomo alato, coi piedi sull'orizzonte chiamava: “Mohammed, tu sei l'inviato di dio ed io sono Gabriele”.
Rimasi immobile a guardarlo senza poter avanzare o retrocedere. Poi distolsi lo sguardo da lui volgendolo lungo l'orizzonte ma non c'era punto dove non lo vedessi in quella guisa.”

Dal libro di Giobbe leggiamo:
“Accadde un giorno che gli angeli vennero a presentarsi al Signore e fra di loro era anche il Satan. Il signore disse al Satan “di dove vieni?” e quello rispose: “vengo da un giro sulla terra e dal passeggiare su di essa”. E il signore disse al Satan “hai fatto attenzione al mio servo Giobbe? Non ne esiste uno come lui sulla terra. E' un uomo integro e retto. Clemente di dio e lontano dal male”.
Il Satan rispose al signore “Forse Giobbe teme il signore senza motivo? Non hai tu circondato con una rupe lui, la sua casa, tutto quanto egli possiede? Hai benedetto le opere delle sue mani.il suo bestiame si è moltiplicato sulla terra, ma stendi la mano e colpisci tutto quanto gli appartiene e vedrai se non oltraggerà la sua faccia”.
Possiamo provare a chiederci quali siano, secondo noi, le analogie tra questi testi appena citati.
Nella Bibbia troviamo i primi accenni agli angeli. In essa gli angeli vengono rappresentati non come intermediari quanto piuttosto come esseri che potrebbero avere determinate funzioni nel corso della storia. In sostanza già nel libro della Genesi si parla implicitamente di angeli quando si dice che vengono inviati degli angeli con delle sembianze umane ad Abramo, e secondo la tradizione uno di questi sarebbe stato l'arcangelo Gabriele. Dunque angeli che, secondo le scritture, avrebbero la funzione di esercitare una certa missione alla quale vengono delegati.
Una volta compiuta questa funzione, essi scompaiono dalla scena. Hanno vita breve e questa è una caratteristica di tutte le figure angeliche che si trovano nella tradizione successiva.

Per quanto riguarda gli altri testi che hanno diretto legame col Corano e con la tradizione, la rilevanza e la funzione degli angeli nella tradizione musulmana è sostanzialmente identica: essi sono semplici messaggeri, non sono intermediari, spesso il Corano ricorda che tutto ciò che gli angeli fanno lo fanno col permesso di Dio. E' Dio che comanda. Un altro tratto comune che avvicina l'Islam all'Ebraismo, il che è anche ovvio, facendo entrambe parte dello stesso filone religioso, dello stesso clima, è il fatto che gli angeli continuino a lodare Dio, non si stanchino mai di lodare perchè questa pare essere la loro funzione principale: "glorificare sempre Dio senza tregua".
Vale la pena specificare che il secondo brano riportato, quello tratto da Giobbe, e in cui si parla di Satan, non va equivocato: qui Satan non è un angelo che si pone in contrapposizione con Dio ma è un angelo al quale viene affidato il compito di mettere alla prova Giobbe. E questo è in opposizione ad altre raffigurazioni in cui il Satan è il Satana. Ma Satana non appartiene alla tradizione ebraica. Non è dunque una connotazione negativa perchè ciò che fa il Satan, nel contesto ebraico, è al servizio di Dio e lo fa col permesso di Dio.

Nell'Islam ci sono alcune forme di angeli decaduti che addirittura tentano gli uomini: hanno sì la funzione di tentare o di sviare gli uomini però in modo quasi anodino, asettico, nel senso che loro avvertono addirittura gli uomini preventivamente su quanto andranno ad operare ai loro danni: che stanno, per esempio, tentando di seminare lo scisma tra di loro. Ci sono due angeli, Harut e Marut di cui il Corano dice che sono vissuti a Babilonia e che insegnano agli uomini la magia, anche quella amorosa di separare uomini e donne, insomma anche le arti erotiche, ma essi avvertono sempre gli uomini prima di ciò che andranno ad indurre e se poi gli uomini vorranno comunque seguirli e apprendere queste arti sarà per loro libera scelta. Anche in questo caso questi angeli fanno quel che fanno sempre su incarico e per conto di Dio. E' Dio che invia questi messaggeri ad operare il male per mettere gli uomini alla prova.

Molto spesso nella Bibbia, anche nella tradizione successiva, l'angelo è un messaggero con sembianze assolutamente umane. Non è quel genere di figura rappresentata in altri contesti della tradizione (ali, aureole e bianche celestiali tuniche). E' un uomo normalissimo. Così si presentano per esempio i tre angeli ad Abramo, secondo la tradizione. Degli angeli vale la pena ricordare che ciascuno ha un proprio nome: c'è l'arcangelo Gabriele precedentemente citato, ma esiste anche l'arcangelo Raffaele, l'arcangelo Curiel, l'arcangelo Micael e così via. Ognuno di questi angeli ha nella tradizione ebraica delle funzioni spesso molto generali, come per esempio l'arcangelo Micael il quale è la rappresentazione, nel mondo superiore, del popolo di Israele. Ogni angelo ha una funzione protettiva nei confronti di un popolo e quindi ne rappresenta in qualche modo le caratteristiche culturali.

Anche nell'Islam ci sono gli angeli con gli stessi nomi e che sono gli stessi con piccole eccezioni, Di sicuro Gabriele è l'arcangelo più importante. Viene definito “lo spirito fedele”, colui che trasmette la rivelazione nel cuore del profeta ma anche qui è una funzione di pura mediazione perchè è direttamente Dio che parla al cuore del profeta e gli rivela il messaggio. E' l'angelo fra l'altro che viene inviato a Maria, chiamato nel Corano “il nostro Spirito inviato a Maria”. Poi assiste Gesù in varie fasi della sua predicazione.
Poi c'è Michele che viene equiparato dal Corano a Gabriele e che la tradizione immagina che non rida mai, aspetto curioso di Michele. Poi c'è Israil che è l'angelo della morte che viene e dà il triste annuncio. che raccoglie le anime dei defunti. Infine Israfil, uno dei più importanti, è quello che suonerà la tromba nel giorno del giudizio e quindi è diventato una cifra nella letteratura, una immagine simbolica particolarmente pregnante perchè ricorda a tutti il momento finale dell'avventura umana.

Forse può essere interessante a questo punto osservare, invece, come dalle Scritture questi angeli abbiano accolto la notizia della creazione dell'uomo. In effetti nel libro della Genesi sembra quasi che Dio si consulti con gli angeli prima di procedere alla creazione degli uomini e, nonostante che essi siano poi sostanzialmente contrari, Dio decide comunque di creare l'uomo. Per questi motivi l'uomo pare essere vissuto dagli angeli come un essere antitetico se non addirittura un usurpatore che, in quanto tale, capace di adombrare il loro ruolo.
In ogni caso emerge dalle Scritture che questo sentimento negativo non sia comune a tutti gli angeli. anzi, buona parte di essi, considerando le caratteristiche dell'uomo, faranno "buon viso a cattiva sorte". E ciò evidentemente perchè l'uomo ha delle caratteristiche che l'angelo non possiede.
L'angelo non può collaborare con la creazione, l'angelo può semplicemente ubbidire.
L'uomo invece può, sì, obbedire ma può anche negare il volere divino, quando non accetta la legge. Questa caratteristica lo pone evidentemente in una posizione dialettica che gli permette di avere quella funzione di collaborazione nella creazione che l'angelo non può avere nella maniera più assoluta.

Identica cosa accade nel Corano: esso raccogliendo queste suggestioni midrashiche, ricorda una sorta di diatriba tra gli angeli e Dio al momento della creazione dell'uomo, cosa che peraltro i teologi posteriori considereranno uno dei punti deboli degli angeli, ossia il non aver capito l'importanza della creazione umana. Dio crea l'uomo e ordina agli angeli di prostrarsi di fronte a lui. Gli angeli lo faranno obbedienti tranne Iblis, cioè Satana, il quale sosterrà con un atto di orgoglio, di essere migliore dell'uomo perchè lui è fatto di fuoco mentre l'uomo è fatto di argilla. La sostanza della creazione dei due esseri viene considerata come un segno di maggiore nobiltà nel caso dell'angelo, quindi c'è il rifiuto di Iblis che subirà la dannazione che conosciamo.

In Italia in tante tradizioni la figura dell'angelo ha la figura di mediatore. Però in generale, e nell'ebraismo e nella cristianità, in alcuni aspetti sembrerebbe persistere la figura dell'angelo posseduto da una sorta di invidia rispetto all'uomo proprio perchè non essendo dotato di corporeità non ha la capacità di sperimentare il mondo fenomenico, cosa che appartiene invece all'uomo. Potrebbe essere questo uno dei motivi che vedono l'angelo avversare la creazione successiva laddove si voglia vedere come creazione seconda il tempo, lo spazio e l'uomo?

Nell'Ebraismo non ci sembra si possa dire che gli angeli mostrino invidia. L'angelo in quanto viene consultato ipoteticamente, può proporre cose ma non ci pare che si possa parlare, almeno nel caso biblico ma anche nella tradizione ebraica successiva, di invidia. Quello che si può dire, per esempio nella tradizione liturgica, è che quando comincia il sabato due angeli sotto sembianze umane debbano accompagnare l'uomo quando esce dalla sinagoga per tornare a casa. Quando l'uomo rientra in casa essi devono verificare se quella è una casa in cui effettivamente si osservi il sabato. I due angeli hanno per definizione due visioni contrapposte sull'osservanza di questo comandamento. Ma a verifica realizzata, anche l'angelo contrapposto dovrà accettare la situazione. Insomma I due angeli devono accordarsi, passando per l'accettazione di quello che fa l'uomo.
In sostanza gli angeli hanno la possibilità di comunicare determinati messaggi ma alla fine è l'uomo quello che decide.
L'angelo non può essere capace di invidia perchè è semplicemente messaggero.
E questo proprio perchè l'angelo è incapace di libero arbitrio mentre l'uomo lo è!

Nell'Islam si è discusso molto di questo. L'angelo è impeccabile o è peccabile? E' soggetto a peccato di presunzione o no?
L'Islam si è interrogato molto e la risposta non è mai stata univoca.
Non sono riusciti mai a trovare una soluzione universale. Però uno dei limiti dell'angelo, se vogliamo definirlo così, è proprio questo, che pur essendo così elevato e vicino a Dio non ha la possibilità del libero arbitrio.
Un caso tipico è quello del sesso degli angeli di cui tanto si è discusso: l'Islam arriva a dire che probabilmente gli angeli hanno un loro sesso ma che comunque non lo possono utilizzare. Già in questo dato simbolico c'è la loro superiorità che però è al contempo inferiorità: non possono avere tentazioni di carattere sessuale. Non possono avere la capacità dell'uomo, come ricorda il Corano, di farsi presuntuoso.
Ma proprio per questa sua presunzione, l'uomo si è caricato di un deposito divino che gli angeli i cieli le montagne, tutti avevano rifiutato.
L'uomo nella sua arroganza, nella sua presunzione si è accollato questo deposito divino.
Il chè lo può massacrare, schiacciare nella maggior parte dei casi, ma lo può in altri rendere davvero deiforme.
Questo ritorno all'uomo ci sembra un ottimo modo di fermarci senza poter concludere ovviamente alcunchè ma di darci appuntamento ad una prossimo articolo attorno al tema.


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Estratto intervista su Rai 3

Alejandro Jodorowsky a Gea

1992 "Inaugurazione di Gea"

2011 "Sulla Terza Età"