Appunti di Filosofia
A cura di Cristina Allegretti
del Laboratorio Evolutivo Permanente
Associazione GEA Via Palestro 19/8 - 16122 Genova - Tel. 339 5407999

Cristina Allegretti

Parmenide

Vita:
Diogene Laerzio ci informa che "Parmenide, figlio di Pirete, nato ad Elea, fu uditore di Senofane. Tuttavia, se pure fu alunno di Senofane, non fu suo seguace. Secondo Sozione, ebbe rapporti col pitagorico Aminia, figlio di Diocheta, uomo povero, ma probo e onesto. Parmenide tanto più lo seguì e alla sua morte gli innalzò come ad un eroe. Parmenide, infatti, discendeva da splendido casato ed era ricco, e fu avviato alla tranquillità della vita teoretica da Aminia, non da Senofane.
Fu il primo a dichiarare che la terra è sferica ed è posta al centro dell'universo. Due sono gli elementi, fuoco e terra: il fuoco equivale ad un demiurgo la terra alla materia.
La creazione dell'uomo procede in primo luogo dal sole; il caldo e il freddo, da cui è formato tutto l'universo, costituiscono l'uomo. L'anima e la mente sono la stessa ed unica cosa, come ricorda anche Teofrasto nei Filosofi naturalisti, dove espone la dottrina di quasi tutti filosofi. Secondo Parmenide, la filosofia si distingue in due parti, di cui l'una secondo verità, l'altra secondo opinione
."
Alcune fonti ci informano che Parmenide fu avviato alla filosofia dal Pitagorico Aminia, e in effetti nel poema parmenideo, è ben presente lo spirito religioso e mistico dei pitagorici.
Parmenide inoltre si occupò anche di politica, da Diogene Laterzio sappiamo che diede buone leggi agli Eleati.

Parmende morì verso la metà del V a.C. ad Elea, egli fondò la Scuola detta appunto eleatica, destinata ad avere un grande influsso nel pensiero greco.
Pensiero:

Il pensiero di Parmenide è espresso nel suo poema didascalico dove una dea benevola suggerisce a Parmenide la strada da seguire.

"Sulla natura"
"Ora, ti dirò - e tu ascolta e ricevi la mia parola -
quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
l'una che "è", e che non è possibile che non sia
è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità
l'altra che "non è", e che è necessario che non sia
E io ti dico che questo è un sentiero su cui nulla si apprende.
Infatti, non potresti conoscere ciò che non è, perché non è cosa fattibile,
né potresti esprimerlo.
…Infatti lo stesso è pensare ed essere.
Considera come cose che pur sono assenti, alla mente siano saldamente presenti;
infatti non potrai recidere l'essere dal suo essere congiunto con l'essere,
né come disperso dappertutto in ogni senso del cosmo,
né come raccolto insieme.
Indifferente è per me
il punto da cui devo prendere le mosse; là, infatti,
nuovamente dovrò fare ritorno.
E' necessario il dire e il pensare che l'essere sia: infatti l'essere è,
il nulla non è: queste cose ti esorto a considerare.
E dunque da questa prima via di ricerca ti tengo lontano,
ma, poi, anche da quella su cui i mortali che nulla sanno
vanno errando, uomini a due teste. Infatti, è l'incertezza
che nei loro petti guida una dissennata mente. Costoro sono trascinati,
sordi e ciechi ad un tempo, sbalorditi, razza di uomini senza giudizio,
dai quali essere e non-essere sono considerati la medesima cosa
e non la medesima cosa, e perciò di tutte le cose c'è un cammino che è reversibile.

………..
Resta solo un discorso della vita:
che è. Su questa via ci sono segni indicatori
assai numerosi: che l'essere è ingenerato e imperituro,
infatti è un intero nel suo insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto,
uno continuo.

M. Heidegger ci suggerisce di rivolgerci a Parmenide, tenendo presente che: "la conoscenza delle "frasi"
di Parmenide è legittima solo se nella sua parola si rivolge a noi il richiamo dell'essere, e non qualcosa di oggettuale tratto dalla molteplicità dell'ente
."
La domanda amletiana che coinvolge l'esistenza dell'essere umano: "essere o non essere", con Parmenide riguarda immediatamente tutto l'Esistente.

"Anche Parmenide, come Eraclito, riflette esplicitamente sull'opposizione, ma egli si rivolge all'opposizione suprema, quella dove i due opposti non hanno alcunché in comune, e cioè quella dove uno dei due opposti - il niente - non è "qualcosa" che possa venire conosciuto e intorno a cui si possa parlare, ma è assolutamente niente, l'assoluto non - essere che non trova luogo all'interno del Tutto.
Proprio perché riesce a pensare il senso assoluto del niente, Parmenide consente alla filosofia di pensare ciò che al mito non era stato possibile: il criterio in base al quale si esclude irrevocabilmente che al di là dei confini del Tutto vi sia ancora qualcosa. Al di là del Tutto non esiste alcunché, perché il Tutto è l'essere, e al di là dell'essere non vi è niente
."(E. Severino).
Secoli dopo Parmenide, troviamo in un altro genio dell'Umanità il proseguo della visione parmenidea ovvero A. Einstein, il quale scrive:
"
Le percezioni dei sensi non danno che indizi indiretti del mondo esteriore. La realtà fisica non può essere affrontata da noi, che per via speculativa sono portato a credere nella capacità del pensiero puro, di dominare la realtà, proprio come pensavano gli antichi greci."
Oggi un altro grande pensatore ritorna sul cammino indicato secoli fa da Parmenide, tralascia il puro pensiero segnalato da Eistein, e preferisce affidarsi alla verità rotonda che tutto comprende; è il filosofo E. Severino che asserisce: "..Ma quando l'essere, ogni essere, si rivolge verso quella direzione, lungo la quale si lega al suo "è", (questo rivolgersi è la "via verace", di cui parla Parmenide) - quando cioè dell'albero non si dice (soltanto) che non è il monte, ma si dice che è e che non può accadere che non sia, allora ogni essere prende volto divino. In quanto questo albero, con questa sua forma e colori, è e non può accadere che non sia …. l'essere. Tutto l'essere, visto come ciò che è e non può non essere, è Dio…A Dio non si arriva; non si giunge a guardarlo dopo un esilio o una cecità iniziali, appunto perché Dio è l'essere…"
Il nucleo essenziale del pensiero di Parmenide è il connubio tra la verità e l'essere, esiste una verità e questa verità è che l'essere è e il non essere non è, l'opinione non porta alla verità, nella filosofia di Parmenide troviamo la risposta alla ricerca della verità che è l'essere stesso, e segna la strada attraverso cui si può cominciare a conoscere la verità .
Per Heidegger: "Parmenide ed Eraclito, così si chiamano i due pensatori, vissuti entrambi nei decenni tra il 540 e i 460, che, in una coappartenenza unica, all'inizio del pensiero occidentale, pensano il vero. Pensare il vero significa: esperire il vero nella sua essenza e, in tale esperienza essenziale, sapere la verità del vero. ….il pensato di questo pensiero è proprio ciò che è storico in senso autentico, ciò che pre-cede e pre-corre ogni storia seguente."

Bibliografia:
Antonio Capizzi, Introduzione a Parmenide, ed. Laterza, Bari, 2000.
Giorgio Colli, Gorgia e Parmenide. Lezioni 1965-1967, Adelphi, Milano, 2003 .
Hans Gadamer, Scritti su Parmenide, ed. Filema, 2002 .
Martin Heidegger, Parmenide, ed. Adelphi, Milano, 1999 .
Carlo Michelstadter, Parmenide ed Eraclito. Empedocle, ed. SE, 2003