Home Anno 15 N 56 Pag. 2 Maggio 2006 Ada Cortese


Ada Cortese
 FONDO 

PER UNA ECONOMIA DELLA DECRESCITA

Una proposta davvero interessante.

Continuo a pensare che non si possa abitare nessuna disciplina senza interrogarsi sull'"uso ideologico" a cui,consciamenteo inconsciamente, può prestarsi. L'ambiente psicoanalitico è uno di questi delicati ambienti.
Per non restare persi e dispersi in un pensiero autistico senza relazioni con le basi strutturali della società, propongo all'attenzione dei lettori e dei colleghi, questo stralcio di un articolo di Mauro Bonaiuti (vedi sito decrescita.it)
anticipando che pur non sempre d'accordo, riconosco a questo nuovo pensiero la statura morale di una nuova alternativa critica e concreta capace prima o poi, se lo vogliamo di farci uscire dall'umiliazione e dall'offesa che il sistema economico della mondializzazione attuale continuamente ci regala per un pugno di "cose".
"Decrescita è certamente una parola forte, e come tutte le parole forti suscita notevoli entusiasmi ma anche decise reazioni critiche. Perché, dunque, è stata scelta? Se è vero che l'economico è il cuore dell'immaginario occidentale, e la crescita il totem dell'economia, è chiaro che parlare di decrescita significa innanzitutto mettere in discussione la centralità dell'economico nel nostro immaginario ed iniziare a pensare ad un'altra società. Va chiarito, tuttavia, che quello alla decrescita è essenzialmente un appello: non siamo di fronte ad un modello compiuto, ad una ricetta "chiavi in mano", ma piuttosto ad una matrice, ad una pluralità di vie per decostruire il pensiero unico e andare oltre la società della crescita.
Come ogni appello ha il merito di esprimere la necessità e l'urgenza di un'inversione di rotta rispetto al paradigma dominante.
Devo dire che molti hanno capito che dietro questo appello si nasconde la possibilità di un'alternativa reale, e la parola decrescita, nonostante la doccia fredda che produce, incontra un grande successo. Tuttavia riconosco che il termine decrescita si può prestare ad alcuni fraintendimenti. Ed è quindi bene chiarire subito cosa la decrescita certamente non è: non è un programma masochistico-ascetico di riduzione dei consumi e della produzione, attuato nell'ambito di un sistema economico e sociale immutato rispetto all'attuale. La decrescita non è semplicemente crescita negativa. È evidente, infatti, che una politica economica incentrata su una drastica riduzione dei consumi creerebbe, data l'attuale struttura del sistema produttivo e delle preferenze, una drammatica riduzione della domanda globale e un aumento significativo della disoccupazione e del disagio sociale. Non è questa, certo, la prospettiva che auspichiamo. Ma decrescita non significa neppure condannare i paesi del Sud del mondo ad un'ulteriore riduzione del reddito pro-capite.
Per quanto la decrescita alluda, sul piano economico, ad una riduzione complessiva delle quantità fisiche prodotte e delle risorse impiegate, essa va intesa piuttosto come una complessiva trasformazione della nostra struttura sociale, economica e politica e dell'immaginario collettivo. Questo avendo come prospettiva un significativo aumento, non certo di una riduzione, del benessere sociale. Per essere più chiari, possiamo individuare almeno quattro livelli sui quali agisce il processo di decrescita:
quello immaginario, l'economico, il sociale e il politico.
Ripensare l'immaginario
Poiché anche i valori hanno un carattere sistemico, le multinazionali, le tecnologie, le istituzioni, determinano la nostra cultura ed i nostri valori, non meno di quanto siano da questi condizionate.
Non sarà possibile giungere ad una trasformazione ampia e diffusa dei valori senza modificare le condizioni sociali di produzione della ricchezza. In una prospettiva sistemica, l'eterno domandarsi se debbano cambiare prima le strutture o prima l'immaginario collettivo serve solo a ritardare il cambiamento: è evidente che entrambi sono necessari e che le une accompagnano, e sostengono, la trasformazione dell'altro.(…)
Perché piccolo è bello A livello economico decrescita significa innanzitutto la riduzione delle dimensioni delle grandi organizzazioni Poiché queste dimensioni sono inscindibilmente connesse alle dimensioni dei mercati, occorre spostare il baricentro dell'economia dai mercati globali a quelli regionali e locali, rilocalizzando l'economia, ed è chiaro che solamente ripensando radicalmente l'economia potremo risolvere la crisi ecologica. (…)
Vivere più semplicemente Il terzo livello è quello della dimensione dell'equità, della giustizia e della pace, in altre parole della sostenibilità sociale. La storia ci fornisce indicazioni importanti, insegnandoci che una civiltà fondata sull'espansione è incompatibile con la conservazione della pace. (…)
Convivialità e partecipazione
Il quarto livello è quello degli assetti politici. La decrescita, grazie alla riduzione delle dimensioni delle imprese, delle istituzioni e dei mercati, valorizza la dimensione locale, favorendo l'affermarsi di forme politiche partecipate e conviviali."


Ada Cortese


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