Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2002 Pag. 4 Ada Cortese


Ada Cortese

 PROFILI 

GEORGE FRIEDRICH WILHELM HEGEL

Omaggio al fondatore della dialettica consapevole, la cui modernità appare intramontabile.
Ne è riprova l'ultimo convegno del 2001 a Venezia a lui dedicato ed in cui si sono messe a confronto l'attuale filosofia americana e quella europea.

Vita
(Stoccarda 1770 - Berlino 1831)
Dopo gli studi ginnasiali insegna allo "Stift" di Tubinga. Tra i suoi allievi di allora: Holderlin, Schelling. Con essi divide gli entusiasmi per la Rivoluzione francese.
Dopo aver conseguito il titolo di "Magister" in filosofia e aver concluso gli studi di teologia e quelli universitari, pubblica le sue prime opere (La Vita di Gesù, Il positivismo della religione cattolica) e approda infine a Jena.
Del periodo jenense è la pubblicazione della sua prima grande opera "La Fenomenologia dello Spirito" (1807) a cui seguì la rottura con Schelling. Dopo diversi spostamenti (Bamberga e Norimberga) nel 1818 viene chiamato all'Università di Berlino, di cui diventa anche rettore, e dove la sua fama, il suo insegnamento raggiungono il massimo clamore e prestigio.
A Berlino egli tiene importanti seminari sull'estetica, sulla filosofia della religione, sulla filosofia della storia, sulla storia della filosofia, pubblicati postumi per lo più dai suoi allievi.

Contesto storico
Il suo pensiero si forma e si sviluppa in un'epoca di grandi fermenti politici e spirituali che vanno dalla Rivoluzione francese allo scontro tra le correnti illuministiche e quelle romantiche, dalle nostalgie classicistiche alla ricerca di un rinnovato impegno morale di stampo cristiano non tradizionale.

Il pensiero
Presuntuoso pensare di poterlo riportare in poche righe. Nei prossimi numeri lo riprenderemo e cercheremo di compiere opera minima di approfondimento.
Dalla sua "Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio" proviamo a riportare la sintesi di alcuni passi fondamentali. La filosofia non ha nessuna asserzione o presupposto da cui partire. Essa è svolgimento. L'oggetto lo ha in sè e lo deve dimostrare da dentro. Questa è la sua difficoltà e la sua fortuna. Non dipende da altro.
Essa presenta la difficoltà del cominciamento. Il primo per essa è il pensiero: è questo l'immediato.
La filosofia è la considerazione della realtà per concetti.
Tutto è pensiero sia pure in diversa forma corrispondente ai suoi gradi di svolgimento. Sentimento e pensiero, religione e filosofia, non sono opposti. La filosofia si mostra spesso nella sua incomprensibilità.
In realtà ciò è dovuto non ad essa ma allo scarso esercizio del pensare per astrazioni. La filosofia è pensare il pensiero puramente. Certo, tutto è pensiero ma una cosa è pensare puro, un'altra è pensare "mescolato".
Le rappresentazioni sono esse stesse metafore del pensiero e dunque v'è corrispondenza; ma se non lo si conosce, il pensiero intendo, si pensa che esse rimandino davvero a contenuti diversi.
La realtà è razionale (Hegel cita se stesso: "Filosofia del diritto"). La realtà non è nè accidentalità, nè pura esistenza, nè puro determinato. Il razionale è reale.
E' l'intelletto che, col suo "dover essere", si tiene saldo alla separazione realtà/idea.
Hegel celebra le conquiste dell'intelletto, le scienze empiriche, in quanto hanno sancito la necessità di partire dall'esperienza e che in essa ci debba essere l'uomo. Hegel ne mostra però il limite: anche la libertà, Dio, lo spirito sono oggetti dell'esperienza seppur sovrasensibile!
La filosofia dà alle scienze empiriche il principio della necessità mentre esse, di per se stesse, si accontentano dei presupposti dati, trovati, come di accidentalità!
Hegel distingue tra concetto speculativo e concetto ordinario (che riguarda il solo finito e a cui si ferma Kant).
Il pensiero è dialettica. Il suo svolgimento è l'oggetto della Enciclopedia che si pone come scienza delle scienze particolari divisa in tre partizioni:
- Logica o scienza dell'Idea - Filosofia della Natura o alienazione dell'Idea da sè - Filosofia dello Spirito o ritrovamento dell'Idea con se stessa.
La dialettica cresce sulle conquiste delle scienze empiriche trasformate in concetti filosofici e sulla filosofia. Essa rifiuta di fermarsi al semplice, al formalismo e all'universale immediato.
La dialettica si presenta come storia esterna (ed è scienza della filosofia)
e come storia interna della scienza. Come storia interna, essa si presenta quale sistema in cui tutte le parti sono necessarie per costituire la libertà del tutto organizzato per l'appunto in sistema. In ogni parte è presente il Tutto, l'idea, sicché ogni parte si presenta come un circolo di circoli.
L'Enciclopedia è dunque la scienza delle scienze nei loro principi e concetti fondamentali. In essa assistiamo allo svolgimento della parte e della totalità.
Vien posta la differenza tra sensibilità, rappresentazione ("Vorstellung") e pensiero. Il sensibile è il percepito dai sensi.
La rappresentazione è l'esteriorità reciproca.
Individualità ed esteriorità rimandano all'universalità. Un esempio: la parola è detta da questo Io ma è universale perché ciò che prova e vive questo Io (esclusione del non-Io) è di ogni Io.
L'Io è anche relazione pura con se stesso, capace di astrarre da ogni rappresentazione. Esso è l'esistenza dell'universalità del tutto astratta; l'astrattamente libero. L'io è il pensiero come soggetto.
Proprio per questa identità Io come soggetto pensante/universalità, la filosofia non può peccare di superbia perché il pensiero, libero da ogni particolare sentimento (egoriferimento), agisce da sè.
E, ancora, proprio per questo i pensieri sono pensieri oggettivi tra i quali viene annoverato anche ogni pensiero ordinario (che non sa d'essere pensiero oggettivo).
Hegel ricorda che "pensiero oggettivo" è "espressione incomoda" per l'intelletto che tende a dividere e a indicare con "pensiero" ciò che appartiene allo spirito e con la parola "oggettivo", ciò che non sarebbe spirituale. I pensieri oggettivi sono la verità ed essa è l'oggetto e lo scopo assoluto della filosofia.
Hegel: la verità del bene è l'unità dell'idea teoretica e della pratica: il bene viene raggiunto, il mondo oggettivo è idea che pone se stessa eternamente come "scopo" e, mediante l'attività, produce la sua realtà.
Per Hegel tutto è pensiero dalla sensazione, all'emozione, al sentimento, all'opinione, al concetto, all'idea assoluta. Ciascuna figura è semplicemente un momento diverso del suo svolgimento.
Hegel, nella "Fenomenologia" sostiene che la psicologia empirica si è mal compresa e si è partorita "piccola".
Del resto, anche le altre scienze hanno assunto forma unilaterale lasciando all'esterno l'infinito per accettare solo la metafisica intellettualistica (ricerca delle forze, attività diverse, frammentazione...): "Il sentimento, che ha lo spirito, della sua `vivente unità', protesta da sè contro il frazionamento di esso in `facoltà' diverse, concepite indipendenti l'una rispetto all'altra".
Manca lo spazio per proseguire, ma non per ribadire che dobbiamo ad Hegel la nascita della psicoanalisi dialettica e la legittimazione a considerarla come naturale erede della più pura e vera filosofia.

Opere Principali
Storia della filosofia - Lineamenti di filosofia del diritto - Ed. Laterza L'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio - Fenomenologia dello Spirito - Ed. La Nuova Italia (*) Rivista "Reset "- Sett./Ott.2001


Ada Cortese


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