Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1994 Pag. 12° Umberto Caruzzo
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

DAL TRAMPOLINO

di Umberto Caruzzo

A molti sarà capitato di vedere le acrobazie che baldi e allenati giovani compiono dall’alto di quelle assi semoventi, roteando in modo mirabile, per poi finire con gran perizia e maestria nelle acque di mari e piscine.
Tranquillizzatevi. Non voglio certo parlare di salti mortali, carpiati piroette in avanti o indietro. Non m’intendo nel modo più assoluto di questo umano librarsi che cerca di opporsi alla forza di gravità addirittura.
Ma sono stato colpito invece - e in pieno direi - da una poesia di Montale che si trova nella raccolta "Diario del 71". La poesia s’intitola "Il tuffatore":
"Il tuffatore preso au ralenti disegna un arabesco ragniforme e in quella cifra forse si identifica la sua vita. Chi sta sul trampolino è ancora morto, morto chi ritorna alla scaletta dopo il tuffo, morto chi lo fotografa, mai nato chi celebra l’impresa.
Ed è poi vivo lo spazio di cui vive ogni movente? " Come sarebbe dunque la nostra vita? Uno scarabocchio nell’aria che a malapena si riesce a decifrare solo se se ne rallenta il movimento.
Lo scarabocchio ha come sua qualità principale, quella di non comunicare assolutamente niente. E infatti l’altro è morto. Tentare l’impresa dell’incontro vuol dire andare incontro al fallimento della comunicazione.
Cosa possiamo fare? Restare a guardare forse l’altrui dimenarsi più o meno frenetico; più o meno rallentato nella speranza di scorgere in quelle movenze uno scatto, uno sbatter di ciglia, un tonfo che almeno in apparenza ci accomuni. Potremmo anche tentare una qualche descrizione (mai spiegazione) ma la sorte già sappiamo qual è. Il tuffatore spicca il salto e - una volta in aria - ha una sola possibilità. Certo lassù c’è chi è più coordinato, chi meglio può preparare la caduta e limitare i danni.
E Montale termina:
"Pietà per le pupille, per l’obiettivo, pietà per tutto che si manifesta, pietà per il partente e per chi arriva, pietà per chi raggiunge o ha già raggiunto pietà per chi non sa che il nulla e il tutto sono due veli dell’impronunciabile pietà per chi lo sa, per chi lo dice, per chi lo ignora e brancola nel buio delle parole! "


Umberto Caruzzo


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