Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Dicembre 1993 Pag. 4° Ada Cortese

Ada Cortese

 PROFILI 

KARL RAIMUND POPPER


Ogni Teoria verra' assunta come vera sempre e solo provvisoriamente.

Karl R. Popper (1902)
Karl R. Popper, filosofo austriaco del nostro secolo, nasce a Vienna nel 1902. Si formò nell’ambiente culturale del circolo di Vienna a stretto contatto con i più significativi rappresentanti della cultura mitteleuropea d’inizio secolo. Conobbe tra gli altri, Wittgenstein, Godel, Wais-smann, Freud, Adler, Musil.
Negli anni ’30 fu costretto ad emigrare nei paesi anglo-foni (Nuova Zelanda prima ed Inghilterra dopo) per sfuggire alla persecuzione antisemita nazista.
Insegnò epistemologia all’Università di Londra dal 1945.

Contesto Storico
Il Wiener Kries, il circolo di Vienna, fu fondato ufficialmente dal fisico e filosofo Moritz Schilk nel ’24 e ciò fu il risultato di una lunga serie di dibattiti e riunioni informali che coinvolse tutti i più importanti salotti culturali di Vienna. Il circolo, che si riuniva tutti i giovedi sera in un caffè della vecchia Vienna, partorì un suo "Manifesto" dal titolo: "La concezione scientifica del mondo".
Il Wiener Kreis, tempio del neopositivismo d’inizio secolo, rappresentò per Popper uno stimolante interlocutore con cui confrontarsi ma di cui non sentì mai di far parte per le sue idee profondamente divergenti al punto che Otto Neurath disse di lui che era "l’oppositore ufficiale del circolo".
Nella sua prima opera, "La logica della scoperta scientifica", reagisce all’idea allora corrente secondo cui la metafisica null’altro sarebbe che una collezione di frasi prive di senso, impostando il problema del rapporto tra scienza e metafisica su basi ben più feconde e mostrando come spesso le teorie metafisiche forniscano spunti preziosi a quelle scientifiche.

Il pensiero
Popper, considerato uno dei fondatori della moderna epistemologia, sviluppa la critica humiana del procedimento induttivo, secondo la quale non è possibile una conclusione universale partendo dall’analisi di un numero finito di casi particolari. Egli conclude che, se è vero che un certo numero di esempi confermati non possono garantire la verità di una proposizione universale, è altrettanto vero che basta un solo caso contrario per dimostrarne la falsità.
E’ quindi la falsificabilita' e non la verificabilità che rende scientificamente valida un’ipotesi.
La peculiarità di tale inversione logica comporta che la scienza non dovrà basarsi su dei fatti per costruire le sue teorie ma, al contrario, costruire le teorie e controllarle mediante i fatti.
"Quando parliamo dell’accrescimento della conoscenza scientifica non intendiamo l’accumulo delle osservazioni, ma la ripetuta demolizione delle teorie scientifiche e la loro sostituzione per mezzo di teorie migliori e più soddisfacenti".
Popper definisce il suo metodo ipotetico-deduttivo": alla formazione di un’ipotesi segue il controllo empirico mediante deduzione dei fatti d’esperienza detti "asserzioni di base". Se le asserzioni di base contraddicono la teoria essa dovrà essere abbandonata; nel caso invece la teoria non risulti falsificata, essa verrà assunta come vera "solo provvisoriamente" poichè continuerà a conservare un carattere ipotetico e potrà essere confutata da controlli futuri.
L’esistenza di una Verita' Assoluta costituisce, per Popper, soltanto la meta della ricerca scientifica come "ideale regolativo" kantiano o, addirittura, come "idea" platonica.
L’importanza del "principio di non contraddizione" è fondamentale nella epistemologia di Popper e lo ha condotto ad una presa di posizione polemica verso il metodo Dialettico della Scuola di Francoforte.
I fautori di tale scuola (Adorno, Horkeimer, Marcuse) sostenevano che il metodo non può rifiutare la contraddizione se l’oggetto è in se stesso contraddittorio (nel loro caso: la società) .
Il razionalismo critico di Popper sostiene che non esistono contraddizioni nella natura delle cose ma solo nella loro rappresentazione. La conoscenza scientifica deve evitare le contraddizioni proprio per poter cogliere l’oggetto, proponendo delle teorie da controllare deduttivamente.
In disaccordo con i Relativisti della teoria della conoscenza, così risponde ad uno dei suoi sostenitori: "Kuhn sostiene che la razionalità della scienza presuppone l’accettazione di un quadro comune. Che la razionalità dipenda da qualcosa di simile a un linguaggio comune e ad un insieme comune di assunzioni. Suggerisce che la discussione razionale e la critica razionale siano possibili solo se abbiamo convenuto sui fondamenti. Questa è una tesi largamente accettata e ampiamente di moda: la tesi del Relativismo.
Ed è una tesi logica.
Considero sbagliata questa tesi. La tesi relativistica, che il quadro concettuale non puo’ essere criticamente discusso, è una tesi che puo' essere criticamente discussa e che non resiste alla critica."
.
Gli interessi di Popper toccarono molti fronti: scienza, filosofia, sociologia e politica. La sua avversione al metodo dialettico lo portò a rifiutare la dottrina marxista e le sue implicazioni totalizzanti sul futuro "prevedibile" dell’organizzazione sociale umana poichè lo "storicismo" marxista, da lui considerato ascientifico, non consentiva il falsificazionismo.
Concludiamo con una sua simpatica e provocatoria dichiarazione rilasciata all’età di novant’anni e ciò nella speranza che non "venga falsificata": "Noi, gli intellettuali, abbiamo provocato i danni più terribili. Lo sterminio di massa in nome di un’idea, di una dottrina, di una teoria, questa è nostra opera, la nostra invenzione: invenzione di intellettuali. Se noi la smettessimo di aizzare gli uomini gli uni contro gli altri - spesso con le migliori intenzioni - anche solo con questo si sarebbe raggiunto un grande risultato. Nessuno può dire che questo è impossibile per noi".
Così sia!

Opere
"Congetture e confutazioni" Il Mulino ’69, "Logica della scoperta scientifica" Einaudi ’70, "Scienza e filosofia" Einaudi ’69, "Epistemologia, razionalità e libertà" Armando ’72, "La società aperta e i suoi nemici" Armando ’73, "Conoscenza oggettiva" Armando ’75, "La ricerca non ha fine" Armando ’77, "L’io e il suo cervello" Armando ’81, "Il futuro è aperto" Rusconi ’89, "Alla ricerca di un mondo migliore" Armando ’89, "La lezione di questo secolo" Marsilio ’92.

Ada Cortese


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