Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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| Dicembre 1992 | Pag. 6° | Mario Quaglia |

SPIGOLATURE TRANSUSTANZIAZIONE ALCHEMICA E PILA ATOMICA.
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Se mai l’alchimia ha contenuto una scienza, questa scienza non è stata che un mezzo per accedere alla coscienza.Chili di polvere ricoprono, nelle biblioteche di tutto il mondo, migliaia di libri ermetici ed esoterici, ricoperti di segni criptici ed oscuri messaggi. Essi parlano dell’ acqua della notte , di polvere di proiezione di pietra filosofale - descrivono rituali e potenti "gesti" evocatori , Mistici Agiogrammi in grado di liberare energie profonde e misteriose, numeri magici, figure geometriche in grado di produrre transustanziazione: migliaia e migliaia di pagine dedicate alla potenza oscura delle configurazioni ed alla loro capacità evocativa e trasformativa.
E dietro questa montagna di carta, per lo più incomprensibile, c’è l’alchimista che ripete lo stesso esperimento senza variazione un numero estenuante di volte alla ricerca ossessiva della perfezione del gesto o della purificazione assoluta della sostanza da lui indagata.
L'alchimista, armato di crogiuolo e di storta, continua solitario la sua ricerca per anni, sorretto dalla certezza che dalla perfezione scaturisca "la configurazione trasformativa" e alla fine si produca qualcosa di nuovo e di straordinario.
In fondo egli crede in una legge naturale abbastanza paragonabile al "principio di esclusione" di Wolfang Pauli (vecchio amico di Jung) secondo cui in un sistema non possono esserci contemporaneamente più particelle nello stesso stato. E’ per questa ragione che si passa bruscamente e senza intermediari dall’idrogeno all’elio, dall’elio al litio e così via, come indica la Tabella periodica degli Elementi. Quando a un sistema si aggiunge una particella, questa non può assumere nessuno degli stati già occupati da altre particelle: essa assume uno stato nuovo, ed il sistema tutto si trasforma per rendere conto del nuovo ordine delle cose.
E’ dalla nuova configurazione che nasce un nuovo sistema e quindi una nuova sostanza, proprio da quella configurazione che gli alchimisti definivano magica e foriera di trasformazione.
Per l’alchimista non ci sono due esseri uguali, due anime uguali (Paoli direbbe due elettroni uguali) , così come non ci sono due esperimenti uguali. Se si ripete migliaia di volte un esperimento finirà per prodursi una nuova configurazione e quindi qualcosa di straordinario.
Naturalmente l’illuminismo prima e poi il positivismo di questo secolo hanno travolto questo atteggiamento fidei-stico sotterrandolo sotto un mare di formule e di teorie ed hanno sostituito la ricerca mistica e solitaria dell’alchimista con l’informazione circolante, col gruppo e con la collaborazione scentifica internazionale.
Ciò nonostante lo spirito un po' romantico ed irriducibilmente solitario dell’alchimista aleggia e si nasconde tra i ricercatori del nostro tempo producendo risultati sconcertanti e spesso rimarchevoli.
Rutheford ha compiuto i suoi importantissimi studi sulla struttura della materia con scatole di conserva e pezzi di cordicella.
Einstein faceva l’impiegato e concepì la sua rivoluzionaria teoria mangiando tramezzini nell’intervallo del pasto.
La signora Curie, alla domenica mattina, mandava i suoi collaboratori al mercato delle pulci per cercare "un po' di materiale".
Ed infine è dei nostri giorni l’ultimo tra questi aneddoti curiosi: in barba al fatto che la fusione nucleare sia perseguita, in tutto il mondo, da equipe di fisici con poderosi programmi, macchinari costosissimi, ed altissime temperature, in una provincia americana due ricercatori, neanche tanto noti, utilizzando metodologie artigianali e "casereccie" realizzano una reazione analoga con tanto di emissione di neutroni e, per giunta, praticamente a freddo.
Quello che potremmo definire "l’alchimista moderno", studia, sa e tiene conto del fatto che le trasmutazioni più straordinarie possono essere ottenute con materiali e per mezzo di manipolazioni relativamente semplici.
Sembra che i "casi" conosciuti, dei quali ne abbiamo citati solo alcuni, non siano che la punta emergente di un enorme iceberg sommerso, costituito da centinaia di ricercatori sparsi in tutto il mondo. Essi operano con metodologie spesso oscure e trasversali e perpetuano lo spirito irriducibile e solitario dell’alchimista.
Il fisico Jacques Bergier, racconta di aver conosciuto nel ’37 un misterioso individuo che gli venne presentato, per l’appunto come un Alchimista.
Costui lo ammonì in una lunga conversazione sulle implicazioni e la pericolosità delle ricerche attorno a certi fenomeni nucleari che si stavano a quel tempo studiando: "Voi siete molti vicini alla riuscita. Posso permettermi di mettervi in guardia? Gli studi ai quali vi dedicate sono temibili per l’intera umanità. La liberazione dell’energia nucleare è più facile di quanto non pensiate. E la radioattività artificiale prodotta può avvelenare l’atmosfera del pianeta in pochi anni. Inoltre esplosivi atomici possono essere fabbricati con pochi grammi di metallo e radere al suolo città intere.
Mi raccomando! : gli alchimisti lo sanno da molto tempo." Bergier comprese tutta la forza e l’importanza di quella profezia solo alcuni anni dopo e molto si dolse di non avere potuto reincontrare quel misterioso signore anche perchè era convinto che si trattasse addirittura dell’ultima reincarnazione del famoso alchimista Fulcanelli.
Di fatto la pila atomica, essenziale per la fabbricazione della bomba, nient’altro è che una combinazione geometrica di sostanze estremamente pure e l’energia che da essa viene liberata scaturisce proprio dalla particolare configurazione in cui vengono a trovarsi gli atomi dei suoi componenti: come magicamente. Da quello che in ultima analisi gli alchimisti avrebbero definito "un mistico agiogramma".
Nel suo principio essa, come aveva detto Fulcanelli, "non impiegava nè elettricità, nè energia, nè la tecnica del vuoto", "la semplice realizzazione della corretta configurazione" era sufficiente a trasformare la materia in energia e l’uranio in piombo, boro, cesio, ecc.
Certo, nonostante l’autorevole fonte, ci risulta difficile credere alla storia di Fulcanelli, ma d'altra parte è anche vero che "molte cose strane succedono sotto le stelle" e la categoria dell’impossibile è sicuramente un’invenzione della ragione nel suo tentativo paranoico di mettere sotto controllo la realtà e l’universo intero.
Di una cosa comunque possiamo essere certi: che nella loro mitica pretesa filosofale di trasformare il piombo in oro, gli alchimisti, almeno nella scelta delle sostanze da trsformare, c’erano andati vicino.
Mario Quaglia
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